Gilberto Gil porta l'anima del Brasile al teatro Cilea di Reggio Calabria con il suo Preludio

Successo per l'evento internazionale firmato da Ruggero Pegna e aperto dai Tamburi di Luca Scorziello

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Reggio ha chiamato Rio. E Rio ha risposto, facendo arrivare a Reggio Calabria la storia vivente della sua anima e della sua musica: Gilberto Gil.

In un caldissimo teatro Cilea - che ha risposto degnamente (per presenze) a un evento a dir poco irripetibile (basti pensare che si è trattata dell’unica tappa in Italia di un tour europeo ma che si concluderà infine in Brasile) - ieri sera si danzava e cantava come se Bahia fosse magicamente volata sullo Stretto.

“Preludio” il titolo del tour di Gil, sbarcato nella città calabrese con la Banda Cortejo Afro di Salvador di Bahia, le voci liriche del Nucleo dell’Opera di Bahia e l’Orchestra del direttore, compositore e ideatore Aldo Brizzi. 

A luci spente, è dalla platea che si accendono i suoni: i Tamburi di Luca Scorziello, l’orchestra del percussionista reggino che proprio in Brasile ha mosso i primi passi da professionista, hanno fisicamente circondato il pubblico con l’abbraccio della musica “meticcia” e originale dell’ensemble per l’apertura del concerto.

Tamburi,  ma non solo: fiati, chitarre, voci e percussioni hanno scaldato il pubblico di Gil con la guida di un caraibico (nell’anima) Luca Scorziello, direttore e interprete, egli stesso, dei ritmi del mondo pur mantenendo forti le radici calabresi, ben rappresentate nell’orchestra reggina dall’arcaico suono della Lira calabrese. Un tripudio, quello del pubblico per i musicisti di casa nostra, che ha riscaldato al meglio l’atmosfera del grande evento.

Il ritorno, quello della musica baiana a Reggio Calabria dopo l’apertura estiva del progetto all’Arena dello Stretto, non avrebbe potuto contare su un interprete più alto: Gilbero Gil è stato introdotto da Max De Tomassi (voce di RadioRai1 ed esperto di musica brasiliana), che ha voluto sul palco – prima di lasciare i riflettori agli artisti – coloro che hanno reso possibile l’evento: primo fra tutti il promoter Ruggero Pegna, ideatore di tutto il progetto, sostenuto da Regione e Comune; l’antropologa e giornalista Patrizia Giancotti (la cui mostra fotografica su Bahia ha ben rappresentato in immagini - nel foyer del teatro - la filosofia dell’evento che ha legato le due realtà musicali e culturali di Reggio e Rio) ed infine l’assessore Irene Calabrò, in rappresentanza delle istituzioni.

Le luci si abbassano. E il palcoscenico si tinge di bianco e di rosso: la Banda Cortejo Afro di Salvador di Bahia, le voci liriche del Nucleo dell’Opera di Bahia e l’Orchestra (con dieci musicisti calabresi selezionati da Brizzi per l'occasione) guadagnano le tavole del proscenio.

Il direttore solleva la bacchetta. E l’incantesimo è lì: 
il Brasile si materializza nei primi due pezzi dell’orchestra e delle voci liriche dell’ensemble. Slow drag e Vamos Rodar (tratte dall’opera Treemonisha di Joplin) introducono il pubblico nelle soavi sonorità di una musica brasiliana di alta “fattura”, intrisa di suoni antichi ma trasposta per una interpretazione orchestrale che non lascia nulla al caso.

Finchè eccolo, Gilberto Gil, in tenuta candida e abiti che richiamano la tradizione, guadagnare i riflettori tra gli applausi oramai incontenibili del proprio pubblico (in tanti sono arrivati al Cilea da altre regioni italiane).

“Andar com fé” è il brano con cui Gil abbraccia il teatro Cilea: ed è subito festa grande.

Gil canta, accenna qualche passo di danza, elegante e sobrio, per far esplodere l’anima del Brasile, tra fiati squillanti, intrecci di voci e pizzichi di corde su quattro contrabbassi.

Una impresa star fermi sulle poltrone quando l’orchestra accende il ritmo di “Eu vim da Bahia”: la fantasia vola, e si passeggia tra le palme e le calde sabbie del Brasile mentre sembra spuntare anche il sole tra i palchetti di un Cilea che balla e applaude senza fermarsi.

In “Super-Homen” violini e flauti accompagnano la ballata fluida in tempo di clave, su un ondeggiante andare di cuore e mente che segue le dita di Gil, sapienti e appassionate, sulla tastiera della sua chitarra. Le percussioniste dell’orchestra guidata da Brizzi, candide e sinuose nelle loro vesti e nei loro copricapo, sembrano richiamare le onde dell’Oceano.

Ed è su “No woman no cry” (in cui il clarinetto affascina e travolge) che Gil, nell’omaggio a Bob Marley, riesce ad offrire una delle più belle versioni di un classico mondiale di tutti i tempi, con il pubblico a fare il coro fino all’ovazione sui falsetti di un Gilberto che sfida il tempo e gli anni, vincendo.

Una cavalcata senza sosta che in “Filhos de Gandhi” (con un gioco tra Gil e il pubblico che canta, batte le mani e risponde ad ogni sollecitazione)  tocca con mano l’anima della musica africana più pura, quella che custodisce cuore e radici, terra e mare, libertà e nostalgia.

Gil imbraccia una chitarra acustica per regalare al pubblico un “solo” indimenticabile, prima battendo il tempo sulla cassa dello strumento e poi affidando alla propria voce la più struggente delle ballate di questo grande autore ed interprete in un religiosissimo silenzio. Un intimo “a tu per tu” tra artista e teatro, che prosegue con “Dara – ijexa’” e una dolcissima kalimba. Quindi la sorpresa, riservata al pubblico reggino: l’anteprima di quattro brani della nuova opera lirica di Gil e Brizzi. Quattro brani tratti da “Negro Amor", Elea braca , Arrepentido, Teu silencio - con un violino da sottolineare - e infine Na mais secreta alcova, a chiudere la quadrilogia.

Per ritornare, in un travolgente finale di concerto, ai ritmi più popolari di Bahia con “Pai a mae”, “Expresso 2222” e infine “Domingo no parque”.

Al saluto degli artisti sul palco il pubblico non ha dato scampo: Gil e orchestra regalano  i due i bis tanto attesi: su “Toda menina baiana” e “Vamos rodar” si chiude l’evento musicale dell’anno in Calabria.

A Gil, in diretta Rai, ieri il promoter Ruggero Pegna ha consegnato il “Riccio d’Argento” (opera del maestro orafo Gerardo Sacco) per “Fatti di musica 2017”.

“Reggio e la Calabria hanno dimostrato stasera che si può investire in eventi internazionali di grande portata – ha commentato Pegna felice del risultato – e noi lo faremo, anzi ci stiamo già lavorando con il bando europeo per i grandi festival”. 

“Reggio chiama Rio – Fatti di Musica Brasil”, realizzato in collaborazione con “Alziamo il Sipario” del Comune di Reggio Calabria, la Regione Calabria e la Comunità Europea - annuncia infine Pegna -  si chiuderà il 28 novembre sempre nella splendida cornice dello storico Teatro Cilea con il concerto di Yamandu Costa, considerato uno dei più grandi chitarristi del mondo, mentre Fatti di Musica di Ruggero Pegna presenterà il 24 e 25 novembre al Palacalafiore dello Stretto la prima assoluta di una colossale Opera Musicale sulla vita e i miracoli di San Francesco di Paola. Come recita lo slogan coniato da Pegna per questa edizione del suo Festival “la Calabria guarda al mondo!”. 

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