'I Grandi Maestri. 100 Anni di fotografia Leica': al Complesso del Vittoriano a Roma c'è la storia da 'vedere' fino al 18 febbraio

Da Capa a Cartier-Bresson, Erwitt e Klein i clic più famosi dell'ultimo secolo nell'unica tappa italiana della mostra promossa da Arthemisia e Contrasto

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04_Christer Strömholm Nana, Place Blanche, Paris 1961 © Christer Strömholm Estate 2014

“I Grandi Maestri. 100 Anni di fotografia Leica” è la storia che ti passa sotto gli occhi: viva, vera, presente. È la storia salvata dalla “scatola magica” che ha fermato per sempre un passato altrimenti perduto, nella sua essenziale verità. La mostra allestita al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini a Roma (e visitabile fino al prossimo 18 febbraio 2018) - è l’istantanea che cattura e consegna progressi e scoperte, emozione e scienza, grande e piccola Storia. Per il visitatore è una immersione in ciò che siamo stati e che siamo e di cui ritrova vivida consapevolezza per portarla con sé per sempre, negli occhi e nel cuore.

 

E’ questo un “omaggio alla prima macchina fotografica provvista di pellicola 35 mm – spiegano gli organizzatori dell’esposizione promossa e realizzata da Arthemisia e Contrasto - alla fotografia d’epoca e a tutti gli artisti che hanno utilizzato la Leica dagli anni Venti ai giorni d’oggi, celebrando le loro immagini”.

 

“Oltre 350 opere dei maggiori e più prestigiosi autori – continuano - da Henri Cartier-Bresson a Gianni Berengo Gardin, da William Klein a Robert Frank, a Robert Capa a Elliott Erwitt e molti altri, decine di documenti originali, riviste e libri rari, fotografie vintage, macchine fotografiche d’epoca, compongono questa ricca esposizione che occuperà le sale del Complesso del Vittoriano di Roma nella sua unica ed eccezionale tappa italiana”.

 

L’atto di nascita porta la data del 1914, quando Oskar Barnack mette a punto la prima fotocamera 35 mm.

Chiamata Ur-Leica, come raccontano da Leica, «segna la nascita di una fotografia dinamica e con un'enorme portata creativa, offrendo al fotografo innumerevoli nuove forme di espressione e permettendo di osservare il mondo in molti modi». Sarà la “piccola” Leica a diventare il più potente strumento nelle mani di fotografi e giornalisti per imprimere a fuoco, indelebilmente, momenti di vita spicciola e grandi eventi, primi tra tutti quelli di guerra, che spesso diventeranno icone immortali e indiscutibili capolavori d’arte.

 

La mostra è divisa in sedici sezioni: si avvia questo viaggio proprio da Oskar Barnack. L’ingegnere delle officine ottiche Leitz di Wetzlar inventò la prima macchina tascabile nientemeno che per far fronte a un suo problema di salute: essendo asmatico, ma incrollabile appassionato di fotografia, inventò la piccola macchina perché non poteva affaticarsi con il trasporto di pesanti attrezzature. Senza saperlo avrebbe inaugurato una vera e propria rivoluzione che la mostra al Vittoriano illustra in tutte le sue evoluzioni nel tempo e nello spazio.

Si va dal fotogiornalismo del decennio 1925-1935 alla fotografia di propaganda e a quella umanista, fino al dopoguerra. E’ quindi la volta della  fotografia d’autore e di quella a colori. L’ultima tappa esplora il periodo tra gli anni ‘80 e la contemporaneità.

 

Il visitatore potrà vedere tutte le evoluzioni della tascabile, con le successive migliorìe nei sistemi di funzionamento e nelle lenti utilizzate. Come anche la storia di una azienda che attraverso gli anni, e malgrado diversi stop, continuerà a crescere e perfezionare modelli e tecnologie.

La sezione Fotogiornalismo negli anni 1925-1935 (con i capolavori di Henri Cartier-Bresson, David Seymour o Robert Capa, per citarne solo alcuni) è la icastica rappresentazione di un nuovo modo di ritrarre il mondo, la Leica arrivò appesa al collo dei fotoreporter negli Stati Uniti e durante la Guerra civile spagnola. L’editore di volumi fotografici Walther Heering scrisse nel 1929: “Oggi chi vuole realizzare vivide foto di vita vera e non artefatta (…) ha bisogno di una macchina maneggevole, con un obiettivo veloce, sempre carica e pronta all’uso”. La Leica rese “possibile tutto questo – recita il testo a corredo della prima sezione – dal 1925”.

È qui che ci si incanta di fronte a immagini che hanno fatto la storia, come “Un miliziano colpito a morte”, firmata da Robert Capa nella Spagna del 1936, o ai capolavori di Cartier- Bresson che fermano in eterno il salto fugace di un uomo sull’acqua, con quei piedi sospesi per sempre in un attimo strappato alle lancette a dispetto delle leggi del tempo.



La sezione sulla foto di propaganda restituisce il potere comunicativo della fotografia, compreso a fondo dai governi totalitaristici. Durante la seconda guerra mondiale “è stato stimato che la produzione visuale delle compagnie di propaganda tedesche ammontasse a circa 80.000 contributi di testo e più di due milioni di immagini”, molte delle quali esposte al Vittoriano.

Si passa così alle foto di “macerie”, primo grande tema della fotografia post-bellica, con fotografi come Chargesheimer e Herbert List fino Hermann Claasen e Richard Peter, dall’approccio surrealistico. La fotografia umanistica restituisce invece scatti che ritraggono la “vita vera”, quella di ogni giorno, che riporta a una quotidianità lontana nella quale si cela una storia scarsamente presente nei libri e nei manuali, e qui salvata da scatti carichi di critica sociale come ad esempio quelli di Cartier-Bresson, Ilya Ehrenburg e Robert Doisneau.

Quindi, dalla fotografia soggettiva si approda al fotogiornalismo negli anni 1945-1970, vera età dell’oro del reportage fotografico in tempi in cui fiorirono periodici come Life, Look, Collier’s e Ladies’ Home Journal, per rimanere negli Stati Uniti, e dei quali la mostra offre in teche e sotto vetro numeri indimenticabili.

Per la fotografia d’autore l’esposizione riserva scatti prestigiosi come quelli di William Klein, Robert Frank, Bruce Davidson e René Burri, corredati da retroscena e storie inedite nel percorso di fotoreporter che seguivano in quegli anni un progetto più personale e strutturato che non la singola foto su commissione.

E il viaggio continua attraverso le foto scattate nei manicomi, sui set cinematografici o ancora le immagini della generazione degli art director e dei fotografi di moda. Dall’Europa ai paesi Asiatici, in guerra e in tempo di pace, dall’uomo comune al Capo di Stato fino alle grandi star della musica e del grande schermo: i 100 anni di Leica raccolgono in un ricchissimo album da “sfogliare” la storia e le storie.

Tra le stampe originali più famose in esposizione c’è la «bimba nuda» che fugge dai bombardamenti americani in Vietnam, fotografata da Nick Ut nel 1972 divenuta poi un «manifesto di pace»; la sequenza de «il bacio» in Times Square il 15 agosto 1945 in cui Alfred Eisenstaedt riprende con una Leica IIIa il bacio appassionato tra un marinaio e un’infermiera e che diverrà icona-simbolo della fine della Seconda Guerra Mondiale.

Tra le più curiose in mostra quello che può considerarsi il primo selfie della storia della fotografia: anno 1936, autrice la fotografa tedesca Ilse Bing di fronte a uno specchio.

C’è in definitiva in questo prezioso allestimento, a Roma nella sua unica tappa italiana e imperdibile, l’immagine stessa del tempo che si fissa per sempre nonché l’emozione di vedere infranta la regola dell’inafferrabilità dell’attimo. In oltre 350 stampe originali c’è racchiuso il “carpe diem” dell’uomo che nei decenni, con una macchina tascabile al collo, ha sfidato guerre e morte pur di raccontare cosa i suoi occhi stavano vedendo in quell’istante irripetibile. Il prodigio più grande risiede nell’evidenza che ancora oggi quei temerari armati di Leica continuano a raccontarlo, con immutata potenza, anche a noi.


©La riproduzione è riservata


Nella foto di apertura  Christer Strömholm Nana, Place Blanche, Paris 1961 © Christer Strömholm Estate 2014

In gallery:

Fred Herzog, Man with bandage, 1968, Courtesy of Equinox Gallery, Vancouver © Fred Herzog, 2016.jpg
Thomas Hoepker, Forth of July Parade, San Francisco, 1963 © Thomas Hoepker.jpg
Christer Strömholm Nana, Place Blanche, Paris 1961 © Christer Strömholm Estate 2014.jpg
Oskar Barnack, Flood in Wetzlar, 1920 © Leica Camera AG.jpg
Ur-Leica, built by Oskar Barnack, completed in 1914 © Leica Camera AG.jpg
Paolo Roversi, Kate, Studio, Paris, 1996 © Paolo Roversi.jpg
Jeff Mermelstein, Sidewalk, 1995 © Jeff Mermelstein.jpg
Walter Vogel „Dalmatian dog“, Düsseldorf 1956 © Walter Vogel.jpg
Ramón Masats, untitled, Tomelloso (Ciudad Real) Madrid, 1960 © Ramón Masats.jpg

(Materiale fotografico fornito gentilmente dall'ufficio stampa Arthemisia)

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