Secondo il rapporto 'Journalism, media and technologies trends and prediction 2018' il 46% degli utenti di smartphone nel mondo ha accesso a notizie dal letto e il 32% in bagno o toilette

La ricerca di Nic Newman per conto del Reuters institute for the study of journalism, rilanciata da 'Inpgi notizie' dimostra che 'Il 44% degli editori teme la diffusione delle piattaforme web'

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"La crescita globale degli smartphone sta rallentando. L’acquisto di smartphone e’ cresciuta del 3% lo scorso anno, rispetto al 10% dell’anno precedente e al 28% di quello prima. Nonostante cio’, la nostra dipendenza da questi dispositivi e’ in crescita. Secondo il rapporto “Journalism, media and technologies trends and prediction 2018”, realizzato da Nic Newman per conto del Reuters institute for the study of journalism, il 46% degli utenti di smartphone nel mondo ha accesso a notizie dal letto e il 32% in bagno o toilette".

La ricerca è rilanciata da "Inpgi notizie", notiziario a cura dell'istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani che sottolinea: "A dimostrazione che questi dispositivi sono diventati cosi’ personalizzabili come mai il pc da tavolo lo era stato in passato. Ovviamente lo schermo piu’ piccolo sta cambiando i formati di notizie e informazioni in generale. I contenuti visivamente guidati diventeranno piu’ importanti, cosi’ come le notifiche push e gli avvisi. Un ruolo sempre piu’ importante lo svolgeranno le fotocamere che miglioreranno la nostra capacita’ di identificare noi stessi e gli altri nel mondo, mentre software piu’ sofisticati permetteranno di creare contenuti personalizzati da comunicare istantaneamente con gli altri. Queste tecnologie stanno diventando il nuovo campo di battaglia per giganti della tecnologia, ed aprono una gamma di nuove esperienze multimediali e opportunita’ di business".

EDITORI VS PIATTAFORME WEB

"L’indagine dimostra come il potere ed il ruolo che le piattaforme web, come Fb e Twitter, stanno assumendo vengano percepiti dal 44% dai media come la piu’ grande minaccia per il 2018. Un dato che sale al 55% se si considerano esclusivamente gli editori di giornali. Quest’ultimi sono tra coloro che maggiormente temono la diffusione delle piattaforme web, che in questi ultimi anni stanno sempre piu’ sottraendo i profitti derivanti dai ricavi pubblicitari.
Non tutte le aziende tecnologiche sono pero’ viste con uguale preoccupazione. Su una scala da 1 a 5, c’e’ una visione piu’ positiva verso Google (3.44) e Twitter (3.23) rispetto a Snapchat (2.82) e Facebook (2.57).

Il sentimento nei confronti di Facebook, in particolare, sembra essere peggiorato a seguito del suo ruolo nel promuovere fake news e lo scarso successo che hanno avuto i video. Sempre secondo il report, l’incapacita’ ad innovare preoccupa il 20% del campione, mentre il 17% degli interpellati teme la resistenza al cambiamento. Le organizzazioni giornalistiche si trovano cosi’ a dover ripensare il loro ruolo in un mondo in cui le persone andranno sempre meno a cercare le notizie, perche’ si sentiranno sempre piu’ immerse in esse".

PUBBLICITA’ IN CALO

"L’ indagine sulle aziende editoriali mostra quanto la pubblicita’ diventera’ meno importante nel tempo (62%), con un media su dieci (10%) che dichiara di pianificare attivamente un futuro di news con pubblicita’ sui display ridotta o nulla. Si tratta di una significativa inversione di tendenza. Le grandi piattaforme tecnologiche si stanno accaparrando la maggior parte dei fondi pubblicitari digitali grazie alla loro capacita’ di indirizzare il pubblico in modo efficiente e su vasta scala. I media, dal canto loro, stanno tentando di studiare e sperimentare nuovi approcci, come ad esempio diverse forme di pagamento del lettore.

Nel report, il 44% degli editori afferma che l’abbonamento digitale rappresenta un flusso di entrate molto importante rispetto a qualsiasi altra opzione. I video (ads o sponsorizzati) interessano circa la meta’ degli editori, la “membership” e’ considerata molto importante per il 16% degli interpellati, mentre le “donazioni una tantum” interessano il 7% degli intervistati.

Spostarsi quindi verso una strategia del “reach + ads a engagement + subscriptions” non e’ solo un semplice cambiamento nel modello di business, ma obbliga gli editori a ripensare i contenuti che creano, e al pubblico che intendono prendere di mira".

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