Al calabrese Elia Diaco il Premio Bellini 2018 per le 'Grandi figure nel mondo medico e sanitario'

A Catania la cerimonia di consegna del riconoscimento: l’angiologo ci spiega i segreti della prevenzione e della cura della malattia venosa cronica

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È andata ad Elia Diaco l’edizione 2018 del prestigioso “Premio Bellini”, da undici anni dedicato alle “grandi figure nel mondo medico e sanitario”. Calabrese, ma noto in tutta Italia ed anche oltre, il direttore dell’Ambulatorio di Angiologia e Medicina Vascolare del Sant’Anna Hospital di Catanzaro, è riconosciuto una vera autorità nel campo delle malattie venose croniche. Il premio è stato consegnato a Elia Diaco nello storico teatro “Massimo Bellini” della città siciliana, nell’alveo più ampio della tradizionale maratona Telethon e abbinato anche al brioso “Vernissage Moda Premio Bellini 2018”.

Il premio è stato consegnato all’angiologo calabrese dal presidente dell’Ordine provinciale dei medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Catania, il professor Massimo Buscema.
Elia Diaco, oltre a dirigere l’Ambulatorio di Angiologia e Medicina Vascolare del Sant’Anna Hospital di Catanzaro, opera anche presso il Biocontrol, Azienda Sanitaria Ambulatoriale di Cosenza, ed è past President Regionale della Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare (SIAPAV) per la Calabria, nonché responsabile regionale della Società Italiana di Diagnostica Vascolare. Opera anche a Roma e in Sicilia.

Allo specialista, che si è detto “particolarmente onorato per aver ricevuto un premio così prestigioso e di antica tradizione”, abbiamo voluto porre qualche domanda, per entrare nel merito di una patologia molto comune e ancora scarsamente conosciuta, se non addirittura sottovalutata.

Tanti falsi miti da sfatare, dottor Diaco, quando si parla di malattia venosa cronica. Da dove partiamo?

“Le persone giovani sono portate a credere che quando compaiono le prime vene visibili sulle gambe si tratti di una questione quasi esclusivamente estetica; quelle meno giovani tendono a subirla come una conseguenza inevitabile dell’età, magari senza intervenire. Sono entrambi atteggiamenti errati: si tratta infatti di una vera e propria patologia con conseguenze anche gravi. Ecco perché sono necessarie tanto la prevenzione quanto la cura. Così come è necessaria una maggiore consapevolezza da parte di tutti: i pazienti devono conoscere i rischi cui si va incontro, il sistema sanitario nazionale dovrebbe attrezzarsi e fornire la giusta assistenza per una patologia che, nel tempo, rischia di produrre costi sociali ed economici anche alti”.


Cosa bisogna “non fare” per mantenere in buona salute la circolazione venosa, a qualunque età?

“Certamente tra le cose da evitare assolutamente ci sono l’iperalimentazione e la ridotta attività fisica. Sovrappeso e obesità sono i primi nemici di una buona circolazione sanguigna. Insieme al fumo possiamo dire siano i principali responsabili delle placche aterosclerotiche delle arterie. Non bisogna poi esporre troppo a lungo le gambe al sole, o a fonti di calore, né usare tacchi sopra i 5 centimetri. Tutte queste abitudini portano a una dilatazione delle vene, alla formazione di antiestetici capillari di colore rosso vivo o rosso-bluastro, o anche alla comparsa delle varici, che evidenziano una insufficienza venosa cronica”.


Come si riconosce una vena varicosa?

“Quella delle vene varicose è una patologia molto comune, di cui oggi soffre il 40% della popolazione italiana, e può colpire sia gli uomini, che le donne, anche se è più frequente nella popolazione femminile. I fattori che la provocano sono molteplici. Una delle cause principali è la predisposizione ereditaria, tanto che spesso ne soffrono anche giovani tra i 18 e i 30 anni.
Si uniscono poi lo stile di vita e il fattore lavorativo: la malattia varicosa insorge infatti con maggiore frequenza nei soggetti che svolgono un’attività che li costringe a stare per molte ore in posizione eretta. La varicosi, che colpisce per lo più gli arti inferiori, consiste nella dilatazione patologica permanente di una o più vene, che si presentano gonfie e con zone di nodosità. Questi vasi diventano “incontinenti”, ovvero non più in grado di pompare il sangue dal basso verso l’alto, cioè al cuore. È una malattia da non sottovalutare perché può essere molto invalidante e provocare gravi danni come trombosi venosa superficiale, con conseguente compromissione della circolazione, e dello stato delle gambe che possono presentare pesantezza, prurito, o eczemi”.


Chirurgia e nuove metodologie. Le ultime possono in alcuni casi evitare l’intervento tradizionale?

“Oggi esiste una tecnologia innovativa per curare le vene varicose, ma anche le teleangectasie, che si chiama “Scleromousse”. È un tipo di trattamento realizzato ambulatorialmente, in maniera ecoguidata, che sostituisce effettivamente l’intervento chirurgico. Senza alcun tipo di incisione o di anestesia, si inietta all’interno della vena incontinente un liquido schiumoso per mezzo di un semplice ago butterfly, quello che si usa per il prelievo per intenderci. La mousse in pochi secondi “sclerotizza” in maniera indolore e definitiva la struttura varicosa, provocando in essa una flebite chimica con conseguente obliterazione e riassorbimento del vaso. Il paziente dovrà indossare la calza contenitiva e seguire una terapia eparinica, ma appena terminato il trattamento, che dura 15/20 minuti, potrà tornare a casa senza necessità di ricovero ospedaliero. Chiunque si può sottoporre a questa tecnica senza limiti di età, comprese le persone anziane.  La scleromousse è una metodica che si è sviluppata in Francia, e oggi è praticata in tutta Europa. Nel nostro paese siamo solo una decina di medici ad avvalerci di tale procedura, e nel meridione io sono uno tra i pochi”.


Qual è il primo passo da fare?

“Si comincia con una visita angiologica.  Si tratta di un esame obiettivo in cui l’angiologo, per effettuare una diagnosi esatta, valuta la pervietà delle vene e delle arterie servendosi dell’ecografo. Tale esame si chiama Ecocolordoppler, non è cruento né invasivo, e permette di stabilire la presenza di placche aterosclerotiche nelle arterie, o di analizzare la dimensione delle vene, per capire se è presente una malattia venosa cronica, che è una condizione caratterizzata da insufficiente ritorno venoso al cuore”.


Salute, ma anche bellezza. Il suo nome è ormai arcinoto anche in ambiti diversi da quello prettamente sanitario, come il concorso di bellezza “Miss Italia”. È un modo per fare divulgazione sanitaria anche questo?

“Lo spirito è proprio questo. Da anni si è avviata una collaborazione molto proficua con il circuito di “Miss Italia” proprio perché grazie alla visibilità di concorsi come questi è possibile realizzare campagne di prevenzione della malattia venosa cronica che raggiungano un vastissimo pubblico. Roberta Morise, conduttrice di Easy Driver su Rai Uno, e Alice Sabatini, Miss Italia nel 2015, sono tra le testimonial di queste campagne e da poco ho realizzato un’altra campagna di prevenzione contro le malattie cardiovascolari con Alex Cordaz, portiere e capitano del Crotone calcio, quale testimonial per quest’altra importante battaglia. Non credo sia necessario insistere, visti anche gli ultimi fatti di cronaca, su quanto sia importante perseverare sulla prevenzione, anche attraverso il mondo dello sport”.  






*La foto del dottore Elia Diaco è tratta dal sito dello specialista www.eliadiaco.it (ed autorizzata dal titolare)



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