La Calabria dei beni culturali: un po’ sale, un po’ scende. E, in alcuni casi, scende pure dove si sale

Unica regione a perdere visitatori in Italia senza ragionevoli motivi: le altre tre col segno meno nella classifica del Mibact sono quelle terremotate. Nel 2017 al Museo dei Bronzi 5248 visitatori in più ma 2546 paganti in meno

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Ci risiamo. Di fronte al  calabrese bendidìo dei beni culturali, la sensazione che ritorna è sempre la stessa: di stare come “color che son sospesi” (e perplessi). Persino nel giudizio. È questo che si prova  scorrendo gli ultimi dati ministeriali sull’andamento di visitatori e introiti nei siti e nei musei statali della Calabria nell’anno che ha preceduto questo in corso. Sembra sempre di essere ad un bivio, davanti a una segnaletica contraddittoria. Unica regione a perdere visitatori in Italia senza ragionevoli motivi: le altre tre col segno meno nella classifica del Mibact sono quelle terremotate. Nel 2017 al Museo dei Bronzi  5248 visitatori in più ma 2546 paganti in meno

 

UN PATRIMONIO SULL’ALTALENA: IL MUSEO SALE, LA CALABRIA SCENDE

I dati: da una parte si cresce, vedi i visitatori del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, che conquista 5248 ingressi in più rispetto al 2016 passando da 210.598 a 215.846  biglietti staccati.

Dall'altra si scende: i siti archeologici e i poli culturali di tutta la regione nel loro insieme (con il Museo reggino compreso nel dato) evidenziano un trend lievemente, ma palesemente, negativo: la Calabria perde 9061 visitatori, segnando un “rosso” del -1,82% (dai 498.263 ingressi  del 2016 ai 489.202 dell’anno scorso).

In mezzo si scopre che si possa scendere anche dove si sale: è il caso dello stesso Museo dei Bronzi, dove aumentano i visitatori gratuiti (+7794) ma a discapito dei paganti (che rispetto al 2016 sono 2546 in meno. Da ricordare inoltre che nel 2016 il Museo rimase aperto nella sua interezza per otto mesi e cioè dopo l'inaugurazione di tutte le sale il 30 aprile).

In questa bizzarro oscillare di cifre gli introiti netti di Palazzo Piacentini vanno comunque su, da 633.155,78 euro a 638.544,73,
lasciando in cassa 5388,95 euro in più rispetto al 2016, con 103.723 paganti contro 112.123 visitatori free.

Tirando le somme l'immagine che resta è quella di una Calabria che non decolla. Ed anzi perde terreno. Si dirà: inezie. E invece no. Ed ecco il perchè.

PEGGIO DELLA CALABRIA SOLO LE REGIONI TERREMOTATE, MENTRE  “L’ALTRO” MEZZOGIORNO VINCE


Il 2017 è l’anno del boom italiano dei Beni culturali (come il ministro Dario Franceschini ha più e più volte sottolineato) visto che in tutta Italia (tutta!) il segno più ha colorato di verde ogni regione italiana. Tranne quattro.

Quali sono? Una è la Calabria, come detto. Le altre tre? Abruzzo Marche e Umbria: guarda caso le tre regioni colpite nel 2016 e nel 2017 da fortissimi terremoti, in alcuni casi devastanti, e le cui perdite si sono evidenziate ovviamente anche nel calo drastico dei visitatori.

Quanto alla Calabria, tolte le regioni oggettivamente piegate da eventi catastrofici resta lei e solo lei a perdere pezzi, anche senza scosse.

A chi pensa, poi, che il problema sia di poco conto o, comunque, atavico e riconducibile alla sempreverde “questione meridionale” replicano i numeri.  È  sufficiente, infatti, prendere in mano i macrodati di regioni del Mezzogiorno ugualmente svantaggiate (dal punto di vista di strade trasporti voli e treni insufficienti) per capire che in questo caso anche la disposizione a Sud della Calabria non valga un alibi.

La prova del nove? Eccola: la Puglia passa, nel 2017, dai 628.389 visitatori del 2016 a ben 750.293 (+19,40%); la Campania porta numeri a sei zeri: parte da 7 milioni 941.208 visitatori e l’anno dopo tocca gli otto milioni 822.262,  con un +11,9%, quasi un milione in più.

 

DOVE VA LA CALABRIA DELLA BELLEZZA

A voler riassumere velocemente il trend dell’appeal della “Bellezza” calabrese potremmo dire che rimane più di qualcosa che non va come dovrebbe: scendere di oltre novemila visitatori in tutta la regione, e questo malgrado il lieve aumento dei visitatori del Museo dei Bronzi diretto da Carmelo Malacrino, significa che qualcosa non sta funzionando, nel "sistema" culturale calabrese. 

Nel 2015 si era registrato un calo in Calabria del -10,98 dei visitatori. Nel 2016 si era registrato un più 39,37% (dato regionale su cui influì molto il ritorno del Museo dei Bronzi di Riace a pieno regime dopo la chiusura totale - e poi parziale - per anni).

C’è poi una ulteriore anomalia, della Calabria nella Calabria: tolti i visitatori del Museo reggino, nella regione arrivano 273.356 visitatori: tra i dati migliori gli 83.287 arrivi a Le Castella (sito gratuito) e i 31.634 alla meravigliosa Cattolica di Stilo. I rimanenti siti (tolto il Museo Capialbi di Vibo che tocca 21.505 ingressi in un anno) si fermano a poche migliaia di visitatori.

È la fotografia di una Calabria che conta in tutto 17 poli statali, totalmente sconnessi gli uni dagli altri. Se è vero infatti che il Museo di Reggio doveva legarsi agli altri centri culturali - per divenire attrattore (e distributore) di visitatori - questo non sembra essere avvenuto, e lo si capisce guardando l’abisso esistente tra l’uno e tutti gli altri. La domanda è: ma quei 215.000 visitatori che visitano il ricco museo reggino, una volta varcata la soglia di uscita di Palazzo Piacentini, dove vanno a finire? Nella migliore delle ipotesi, viene da pensare che consumino l’altrettanto storico gelato sullo scintillante Lungomare dello Stretto, per imbarcarsi nuovamente, magari proprio per attraversare quella lingua di mare e bearsi delle bellezze sicule.

Buon per il museo di Reggio (e per le magnificenze della Trinacria) ma male (malissimo) per la promessa delle istituzioni (nazionali e non) e le attese prodotte, ai tempi del megarestauro del megamuseo inserito tra le priorità della Festa dell’Unità d’Italia dell’ormai lontano 2011. Promessa che prospettava questo Museo come il moltiplicatore dei visitatori calabresi, ed in virtù di tale postulato giustificava l’aumento vertiginoso delle voci di spesa per quell’intervento di restauro costato oltre 33 milioni,  in barba ai 17 e “spiccioli” previsti ad inizio lavori (e con tanto di chiusura pluriennale con i Bronzi lasciati in stallo alla fine di un pur prezioso e affascinante restauro nella sede del Consiglio regionale).

 

COSA C’È E COSA MANCA: UN PRINCIPIO DI  “SOLIDARIETÀ” PER I BENI CULTURALI

Iniziative? Non si contano: mostre, temporanee e non, quante ne vuoi; simposi, a iosa; concerti concertini e tavoli a non finire. Aperture serali, speciali, gratuite, giochi per i bambini e degustazioni, restauri aperti al pubblico e chicche recuperate dai magazzini: si può dire che non si lavori? Non si può dire.

Fondi Europei: arrivano a valanghe, a sentire gli annunci che con cadenza mensile giungono dalle istituzioni (nessuna esclusa), dovremmo avere tanti di quegli euro da spendere sui beni culturali da poterci nuotare dentro.

Inaugurazioni e nuovi poli (aprono e talvolta richiudono perché non c’è chi li gestisca). La sottosegretaria  ai Beni culturali Dorina Bianchi non si è data pace: nell’ultimo anno - a voler mettere in fila tutti i tagli del nastro che ha presenziato in ogni più remotissimo angolo dell’orbe calabro - c’è da giurare che abbia consumato le scarpe. Da Sibari a Taureana di Palmi, fino a Crotone Catanzaro e Cosenza, non si può dire si sia risparmiata.

Comunicazione e valorizzazione. Spot cartellonistica e siti internet non si contano. Strumenti utilissimi se funzionanti: sul sito ufficiale della Regione Turiscalabria, ad esempio, se digiti “Bronzi di Riace” nella stringa di ricerca la risposta è: “Nessun risultato trovato”. Aurea eccezione lo splendido sito messo in piedi da Anas. Si chiama “L’Autostrada del Mediterraneo”, è plurilingue e si collega ad una app da scaricare sul cellulare con tanto di itinerari, orari di apertura e costo dei biglietti per ogni sito indicato. Le pecche: andrebbe pubblicizzato di più e meglio collegato alla cartellonistica che invece sulla ex A3 annuncia itinerari di cui il visitatore non può fruire se ignora l’esistenza del portale e dell’applicazione.

Si fa tanto, insomma; pure troppo, probabilmente. Ma ciò che sembra mancare è (ancora) una strategia di insieme. Mille belle iniziative che pure non si legano le une alle altre e finiscono per esaurirsi nel volgere di qualche ora senza lasciare nulla dietro di sé.

La “rete”, gli itinerari, i tour operator che dovevano far scorrazzare visitatori da un capo all’altro della regione dove sono finiti? Chi li ha visti mai? E se esistono, perché quei dati descrivono un altro “mondo” che resta nel guado senza sapere davvero dove andare?

 

UNA PROSPETTIVA PER LA CALABRIA NELL’ANNO EUROPEO DEL PATRIMONIO

Se i visitatori dei siti culturali calabresi scendono, quello che continua ad impennarsi è invece il tasso di disoccupazione giovanile: in Calabria al 55,6% (dati Eurostat). A Reggio peggio: 60%. Prima regione europea nella  classifica dei disoccupati.  Le previsioni parlano di progressiva e inesorabile desertificazione per tasso demografico in calo ed emigrazione in costante crescita.  In Calabria, dove il settore industriale è inesistente, la cultura resta (come sentiamo ripeterci da decenni) l’unica strada percorribile.  Il come farlo è appannaggio di una classe dirigente che dovrebbe a questo punto fare un bilancio, e magari cambiare strategia.

L’ennesima occasione offerta dall’Anno Europeo del Patrimonio potrebbe essere una chance, purché questo non si riduca a qualche convegno in cui ripetersi (addosso) quanto sia cristallino il nostro mare, per chiudere in bellezza con “la cultura petrolio del territorio” e dopo esserci tediati raccontandoci ancora di treni fatiscenti, Frecce che non sfrecciano e dei pochi voli che volano sempre meno e con biglietti di sola andata. Si facciano sfrecciare i treni e si riattivino aeroporti e collegamenti per muovere carovane verso Sibari (basta andare sul sito del Ministero e chiedere il percorso alla mappa interattiva per vedersi rispondere – e solo in italiano perché le altre lingue non funzionano - che “Attualmente sono disponibili itinerari in auto e a piedi, presto (quando?, ndr) saranno disponibili anche itinerari basati su mezzi pubblici”. Idem per Locri, Medma, Kaulon, Laos, Amendolara. Ma non ne fa una questione geografica il ministero: indica percorsi solo a piedi o con auto privata anche per il Cenacolo vinciano (sic).
Ma almeno il capolavoro di Leonardo i cartelli li ha: in Calabria difficile trovare anche quelli.

E allora si mettano indicazioni dove non ci sono e si offrano pacchetti vantaggiosi a chi è curioso di arrivarci e di scoprirla, questa Calabria. Si abbassino le tariffe dei pochi hotel esistenti che neanche a New York quando c’è il Columbus Day.

Si attivino tutti quegli itinerari virtuosi tra arte food montagna costa e artigianato, fino ad oggi rimasti solo su qualche patinata brochure. La Bellezza c’è e ci ricorda da dove si può ripartire. Se nessuno si muove ne resterà certo la consolazione. Ma per chi di questo passo si troverà costretto ad andar via neanche quella.


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