Tra il dire e il primo fare del governo c’è il Mare Nostrum

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La Sea-Watch Oggi, sabato 9 giugno, a Reggio Calabria, il primo sbarco da una nave umanitaria da quando il neoministro Matteo Salvini è al Viminale: 232 migranti a bordo della Sea-Watch, nave di una delle tante organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo, la cui attività torna così in primo piano nel dibattito politico.

L’odissea in mare dei migranti si conclude nel porto dello Stretto, dopo quattro giorni in cui l’imbarcazione è stata in balìa delle onde, senza alcuna indicazione per l’approdo. Poi comincerà un’altra odissea, quella dei trasferimenti nei centri di accoglienza, in Calabria come in altre Regioni. E quella della ricostruzione di un futuro tra speranze, paure e diffidenze reciproche in un mondo tutto nuovo.


Solo ieri l’indicazione della sponda reggina dello Stretto per le operazioni di sbarco e di accoglienza sotto il coordinamento della guardia costiera di Roma, che ha accompagnato la Sea-Watch in condizioni di mare proibitive. A bordo persone che stanno molto male, disidratate e stanche dopo più di ottanta ore di navigazione. Ad attendere il carico umano a Reggio Calabria un grande dispiegamento di forze dell’ordine, la protezione civile, volontari civili e cattolici che intonano canti di benvenuto, giornalisti locali e nazionali, a loro volta “osservati speciali”... Per continuare la lettura clicca qui

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