La cucina del dottor Freud

La Società Filosofica Italiana di Verbania ha programmato nella splendida cornice del lago Maggiore un gustoso gruppo di lettura con annessa cena ispirata alle ricette del padre della psicoanalisi

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Freude: parola tedesca che significa piacere, gioia. Il padre della psicoanalisi che ha dedicato al piacere la maggior parte dei suoi studi e delle sue teorie, non poteva che chiamarsi Freud, Sigmund Freud!

Non è un segreto, però, che lo scienziato austriaco, all’età di 40 anni con all’attivo sei figli avuti nell’arco di nove anni, abbia precocemente rinunciato ai piaceri della sessualità, ma nel contempo si sia indirizzato ai piaceri della cucina, specializzandosi nella preparazione e nella degustazione di prelibati e voluttuosi piatti, tanto da annotare una quantità di appunti, ricette e racconti legati alla gastronomia sufficienti per poter pubblicare un libro dedicato proprio ai piaceri della tavola, interpretati anche come rimedio a molteplici forme di nevrosi e come spiegazione di turbe legate al cibo.
Purtroppo le intenzioni del dottor Freud di redigere un manuale di psico-cucina non si concretizzarono come egli avrebbe voluto.
Però, dopo circa mezzo secolo dalla morte del grande scienziato, lo psicanalista di fama mondiale James Hillman è riuscito a raccogliere negli archivi Freud il prezioso e gustoso materiale dedicato all’arte culinaria, pubblicando il libro dal titolo: "La cucina del dottor Freud", edito per la prima volta nel 1985 e presentato in Italia dall’editore Raffaello Cortina.

Quest’anno, l’8 settembre presso Arona con la cornice del lago Maggiore, la sezione di Verbania della Società Filosofica Italiana ha programmato un gustoso gruppo di lettura dedicato al libro di James Hillman con annessa cena ispirata alle ricette del dottor Freud.
Uno stuzzicante racconto contenuto nel libro è legato alla portata principale della cena e narra che Freud, essendo di origine ebraica, non avrebbe potuto mangiare carne di maiale, ma egli non seguendo alla lettera le regole indicate dalla Halakhah, la tradizione normativa religiosa dell’Ebraismo, non solo cucinava e mangiava carne di maiale, ma la proponeva anche all’ortodossa moglie, con la quale condivise 53 anni di matrimonio, Martha Bernays. Freud per fare un dispetto alla suocera, che avrebbe voluto come degno marito per la propria figlia un rabbino, o un shochet (macellaio religioso addetto alla purificazione e macellazione degli animali consentiti dalla legge ebraica), si era autonominato a casa sua shochet, cucinando un ottimo maiale in crosta e proponendolo a sua moglie come piatto per celebrare il loro anniversario di matrimonio, la ricetta in questione ha come titolo proprio “Quel maiale del nostro anniversario!".
Il ricco antipasto, invece, è dedicato alla femme fatale Lou Salomé, che nell’Ottocento ha fatto innamorare i più grandi intellettuali, come Rainer Maria Rilke, Viktor Tausk e “quel povero diavolo” di Friedrich Nietzsche, che non poteva essere certo all’altezza di quella donna passionale innamorata della vita e del buon cibo. Solo Freud riusciva a capire che l’inebriante russa Lou Salomé non aveva un appetito per la vita, ma la sua passione derivava da una vita vissuta per l’appetito!

L’8 settembre, dunque, tutti invitati alla cena freudiana di Arona!


*Docente di storia e filosofia Ist. L. Cobianchi di Verbania



Le foto si riferiscono ad analoga iniziativa svolta a Verbania, presso il Chiostro della Chiesa Madonna di Campagna, organizzata dalla sezione locale della Società Filosofica Italiana

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