Mario Carbone a San Sosti, un premio fotografico e un archivio da tutelare

Si terrà il 4 novembre la premiazione del concorso Premio Mario Carbone, un’iniziativa per far conoscere l’opera di Carbone e promuovere un’azione a tutela del suo archivio

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Ph Archivio Mario Carbone
La rappresentazione umana nella fotografia di strada è al centro del concorso fotografico Premio Mario Carbone promosso dall’associazione Movendo Lux e dall’amministrazione comunale di San Sosti, in provincia di Cosenza.


Il tema prescelto, una delle caratteristiche fondanti della fotografia di Mario Carbone, testimonia del senso di vicinanza dell’artista verso i soggetti delle sue opere. Vicinanza intesa come capacità di cogliere gli aspetti meno visibili dei loro sentimenti e delle loro condizioni di vita. Capacità di raccontare la loro storia con passione, ma senza oltrepassare quella sottile linea oltre la quale vige il rispetto per le persone e per loro sfera privata.
Un vero insegnamento in tempi di social.


Il concorso, vero e proprio must per gli esperti e gli appassionati del settore e appuntamento da non perdere per gli amanti della cultura, è aperto a tutti i cittadini dell’Unione Europea.


Le iscrizioni terminano il 30 settembre 2018, mentre la cerimonia di premiazione dei vincitori, con la partecipazione del maestro e di numerosi esponenti del mondo della cultura, della politica e della fotografia, si terrà il 4 novembre 2018 nella sala convegni della clinica San Giuseppe, incastonata nella incantevole località Pettoruto di San Sosti, piccolo Comune del cosentino, porta d’accesso al Parco nazionale del Pollino dove, 94 anni fa, Carbone ebbe i natali.
Le opere ritenute idonee saranno esposte al pubblico in una mostra allestita sul posto.



Ma chi è Mario Carbone?

Il sito dell’archivio Mario Carbone ci ricorda gli inizi della passione del giovane Mario per la fotografia, arte a cui si avvicina svolgendo un lungo apprendistato prima in Calabria e poi a Milano, dove lavora nello studio di Elio Luxardo e, dopo una breve esperienza come fotografo di scena nel film I pompieri di Viggiù di Mario Mattoli del 1949, a Roma, dove si trasferisce per iniziare la sua attività cinematografica come operatore, direttore della fotografia e regista di documentari.


Per molti anni continua a collaborare con altri registi di ‘non fiction’, fra cui Libero Bizzarri, Romano Scavolini e Raffaele Andreassi. Per quest’ultimo cura la fotografia de I vecchi (1959), conquistando così il suo primo Nastro d’Argento.


Con la sua cinepresa Carbone decide di filmare le manifestazioni politiche e sociali «un’attività quasi volontaria – si legge nelle pagine dell’archivio – che prosegue per tutti gli anni Sessanta anche grazie al rapporto con la Unitelefilm, la società di produzione promossa dal Partito Comunista Italiano.


Racconta così le lotte operaie, l’occupazione delle terre a Melissa, in Calabria, la condizione del lavoro contadino, la rivolta degli studenti alla Facoltà di architettura di Roma nel 1968.


Oltre che per i documentari di impronta neorealistica, Carbone si fa notare per il linguaggio moderno, da inchiesta giornalistica, dei suoi corti, che affrontano varie tematiche sociali: handicap e malattia, barriere architettoniche urbane, conflitti generazionali e nuove mode giovanili».... Continua a leggere

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