Bronzi di Riace fatti a mano in Giappone. Lo studioso nipponico Hada: 'Scoperte inedite. Ora serve sostegno per completare la ricerca'

Dal governo giapponese 30 milioni di yen solo per la prima fase. Gli esperti Hada e Matsumoto al convegno dell'Università di Messina al via oggi dal Museo reggino. L'obiettivo: 'Finire le statue per i 50 anni dalla scoperta, nel 2022'

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Sono arrivati questo martedì dal Giappone a Reggio Calabria con due grandi fagotti che sfiorano i cento chili. Dentro quei fardelli ci sono le riproduzioni di alcune parti dei Bronzi di Riace, come la mano sinistra della statua B,  che l’équipe nipponica - guidata dal professor Koichi Hada dell'Università Cristiana Internazionale di Tokyo, e adesso a Reggio insieme a Takashi Matsumoto, docente nell'ateneo delle Arti di Musashino– ha realizzato con un progetto unico al mondo: rifare a mano le statue magnogreche più belle e misteriose di tutti i tempi.

Questi pezzi e le novità emerse da una sperimentazione davvero originale saranno messi in mostra oggi e domani  nell'ambito del simposio internazionale sulla bronzistica antica, organizzato dall'Università degli studi di Messina grazie all'iniziativa del prof. Daniele Castrizio. Già oggi, dalle 15, gli esperti giapponesi terranno una prima relazione, sulle presunte procedure di costruzione del Bronzo B di Riace, all'interno del Museo archeologico reggino, diretto da Carmelo Malacrino, dove viene ospitata la prima giornata di lavori (il programma integrale in gallery).

Ritroviamo gli studiosi nipponici sullo Stretto a due anni dalla loro ultima visita per la passata edizione del convegno internazionale sulla bronzistica antica.

Hada e Matsumoto, in vista della relazione che tra poche ore fornirà i dettagli scientifici di una parte della loro ricerca, ci portano nelle ultime fasi del loro studio avviato diversi anni orsono.

Uno studio empirico e concreto, tanto da scegliere di riprodurre a mano persino le terre di fusione delle statue di Riace, impastando insieme  stoffe, peli e addirittura sterco di animale, proprio come 2500 anni fa: questo il metodo scelto
, con il maestro Takashi Matsumoto nelle vesti dell’artista che ha ripercorso le orme dei predecessori greci.


Una squadra di ricercatori artisti scultori e studiosi che si è spinta  fino nelle più antiche fonderie del Nepal per riscoprire le tecniche quasi scomparse della fusione del bronzo. Nel laboratorio dell'università di Tokyo hanno quindi  creato i fantocci e poi li hanno ricoperti di argilla, tutto a mano e con semplici sagome di carta, fino a modellare due copie praticamente  identiche agli originali. Tutto ciò studiando e osservando, con precisione microscopica, ogni più infinitesimale dettaglio delle statue più belle del mondo.

L’obiettivo finale è capire come davvero furono forgiati i capolavori che da sempre sono avvolti dal mistero: chi, dove, quando, come. Sono tutte domande che attendono risposta, quando si parla dei Bronzi di Riace. Numerose sono difatti le teorie che fino ad oggi si sono affastellate sulle origini, la datazione, gli autori  e l’identità di quei bellissimi guerrieri che incantano il mondo da quando, nell’agosto del 1972, riemersero dalle acque di Riace. Tra gli ultimi - in ordine di tempo - il presidente emerito del Parlamento Europeo Martin Schulz, letteralmente sedotto dalle due meraviglie magnogreche nel Museo archeologico di Reggio Calabria solo pochi giorni fa.

Adesso l’équipe è convinta di aver messo dei punti fermi su una serie di interrogativi ed è pronta a fornire i risultati degli ultimi due anni di lavoro per l'evento che il prof. Daniele Castrizio ha creato per mettere attorno a un tavolo esperti di tutto il mondo.

Gli occhi sono puntati proprio sul Giappone, dove da otto anni è partita la sperimentazione più audace che si potesse immaginare. 


IL PUNTO SULLA SPERIMENTAZIONE

Ed ecco cosa ci dice il prof Hada Koichi a tal proposito.

 “Siamo sempre più convinti che solo ripetendo a mano tutto il procedimento - così come gli artisti greci fecero  – possiamo davvero scoprire il segreto della loro fattura. E anche questi ultimi due anni ci hanno rafforzato nella convinzione che la tecnica usata sia quella indiretta”.

Già due anni fa questi studiosi stupirono con la realizzazione dei modelli in argilla dei due Guerrieri - uguali agli originali – realizzati a mano attraverso l’osservazione diretta di fotografie, riproduzioni e dettagli osservati dal vero (e di cui raccontammo gli esiti qui http://www.archeostorie.it/rifare-a-mano-i-bronzi-di-riace/). Adesso la sperimentazione ha fatto ulteriori passi avanti: “Abbiamo rifatto completamente le statue,  a partire dai modelli in argilla e dalle terre di fusione – anticipa il professor Hada – mancano solo le teste dei due Bronzi. Adesso speriamo di poter portare tutto a compimento”.


L’APPELLO E L'OBIETTIVO

“Bisogna ricordare tuttavia – continua Hada -  che questa ricerca è stata finanziata dal governo giapponese sei anni fa e purtroppo la sovvenzione adesso è finita. La nostra speranza è quella che in Europa e in Italia nasca un interesse per questo progetto, che altrimenti sarebbe costretto a fermarsi: il nostro desiderio è riuscire ad avere, nel 2022 e dunque per i cinquant’anni dalla scoperta delle statue nel mare di Riace, le due copie delle statue finalmente complete, realizzate esattamente come gli artisti greci le fecero nel V secolo a. C.”.

Il Governo giapponese - continua il docente dell'Università di Tokyo – sostenne questo lavoro mettendo a disposizione 30 milioni di yen per sei anni, poco più di 230.000 euro. Adesso questo aiuto governativo  è giunto al termine e noi speriamo di non doverci fermare proprio adesso. Abbiamo costruito i modelli di argilla e fatto la forma in cera dei due Bronzi di Riace. Da qui, in fonderia, abbiamo ripercorso tutto il procedimento esattamente come in antico, per realizzare diverse parti del corpo dei guerrieri. È così che, sbagliando e cercando nuove soluzioni, abbiamo, a nostro parere, trovato numerose risposte”.

E proprio queste “risposte” saranno l’oggetto delle relazioni che i due studiosi, Koichi Hada e Takashi Matsumoto, porteranno all’attenzione del mondo scientifico oggi a Reggio e domani a Messina.

“Sulla tecnica antica usata per fare i Bronzi noi non nutriamo alcun dubbio – ricorda Hada – come già due anni fa ribadiamo che a nostro parere si tratti di tecnica indiretta e sarà dunque interessante confrontarsi con chi non la pensa come noi. Ma altri dettagli nuovi sono venuti fuori, in particolare pensiamo che la gamba dei Bronzi sia stata fusa a parte e questo è un particolare di non poco conto per chi si occupa di bronzistica antica e che porteremo all’attenzione del convegno con la nostra relazione”.

IL CONVEGNO

Sarà il simposio, dunque, a fornire i dettagli scientifici del lavoro realizzato in Giappone. Ma anche ad aprire il confronto internazionale: alle ore 9.30, si è avviata oggi la due giorni (25 e 26 ottobre) internazionale su “I Bronzi di Riace e la bronzistica del V secolo a.C.”, organizzata dal professore Daniele Castrizio, del Dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’Università degli Studi di Messina, nonché componente del Comitato Scientifico del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria.

La prima giornata si svolge al Museo, con una serie di relazioni sull’“Inquadramento storico-archeologico dei Bronzi”. Per fare luce sui due capolavori restituiti dal mare di Riace, archeologi e storici italiani e stranieri presentano le loro più recenti ricerche, confrontandosi sui tanti problemi rimasti ancora aperti.

La tavola rotonda "Comunicare i Bronzi di Riace nell'era social. La percezione attraverso i media vecchi e nuovi", moderata dal sociologo Francesco Pira, coordinatore del Master in “Management della comunicazione pubblica” all’Università degli Studi di Messina, concluderà questa prima giornata dei lavori, a partire dalle ore 18.00. Chiuderanno i lavori il direttore Malacrino e il professor Castrizio.

La seconda giornata del Convegno, venerdì 26 ottobre, si svolgerà nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Messina.

«I Bronzi di Riace sono una delle opere più complesse, e perciò più intriganti e affascinanti, che l’antichità classica abbia mai concepito – dichiara Castrizio –. «Sarà l’occasione per fare il punto sulle ricerche e mettere in contatto i vari studiosi di tutto il mondo, che studiano appassionatamente le statue di Riace. È la prima volta che un convegno scientifico sui Bronzi di Riace si svolge nella città che li ospita e li offre al mondo. Interverranno molti ricercatori che, a livello internazionale, stanno attualmente studiando i Bronzi di Riace, sia dal punto di vista storico-artistico che sotto il profilo archeometrico e delle nuove tecnologie, con particolare attenzione alla divulgazione e alla diffusione dei saperi», prosegue Castrizio. «La partecipazione è stata concepita in forma “aperta”, non su invito, in modo da ascoltare anche le “voci dissonanti” e i più giovani studiosi, le cui ricerche spesso riservano vere e proprie sorprese».

Il programma e tutte le informazioni sul Convegno si trovano sul www.netmuseum.it/ibronzidiriace/.

©La riproduzione è riservata

 
Si ringrazia il prof Koichi Hada per la concessione d'uso delle fotografie

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