Migrante morto nell'incendio della tendopoli di San Ferdinando, disposta autopsia della vittima presso ospedale Reggio Calabria. Ansa: 'Si prende in considerazione anche ipotesi natura dolosa del rogo'

Il Sindaco Falcomatà: 'Superare condizioni inaccettabili che negano la dignità delle persone'. Don Demasi: 'Ancora una morte annunciata. Da un lato si chiudono i progetti Sprar e dall'altro si lasciano i migranti in quelle condizioni'. Lucano: 'Decreto sicurezza è legge disumana'

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Rogo tendopoli San Ferdinando "E' stata trasferita nell'ospedale di Reggio Calabria, dove sarà eseguita l'autopsia, la salma di Souaro Jaiteh, il giovanissimo migrante morto carbonizzato nell'incendio della tendopoli di San Ferdinando". secondo quanto riferito dall'Ansa "A disporre l'esame autoptico è stato il pm della Procura di Palmi Giuseppe Cappelleri che indaga su quanto accaduto nella notte tra sabato e domenica all'interno della baraccopoli".

"A San Ferdinando - aggiunge l'agenzia di stampa - oltre al fratello del giovane, Soumbu, che vive a Catania, sono giunti anche i genitori del ragazzo non ancora diciottenne che non viveva stabilmente nella tendopoli, essendo inserito nel programma Sprar di Gioiosa Ionica ma vi si recava di tanto in tanto a trovare dei parenti. La mattina del lunedì è stata tranquilla la situazione nella tendopoli dopo i momenti di tensione con alcuni cassonetti rovesciati e la protesta pacifica al Municipio di San Ferdinando. A placare gli animi anche la notizia dell'individuazione di un sito alternativo dove saranno sistemati dei container".

Secondo quanto riferisce l'Ansa “Si sta prendendo in considerazione anche l'ipotesi della natura dolosa dell'incendio che sabato sera, nella tendopoli per migranti di San Ferdinando, ha provocato la morte del diciottenne gambiano Souaro Jaiteh. Secondo notizie “apprese” dall’Ansa “in ambienti investigativi”, nell’inchiesta, coordinata dal procuratore Ottavio Sferlazza, “si sta valutando anche la possibilità che l'incendio sia stato appiccato volutamente per provocare la morte di Jaiteh”.

«E' un momento molto triste per la nostra comunità, siamo profondamente addolorati per ciò che è accaduto. Purtroppo l'episodio della morte del giovane Suruwa Jaithe è sintomatico della situazione inaccettabile che si vive all'interno della tendopoli di San Ferdinando dove, evidentemente, non sono rispettate le condizioni minime proprie della dignità di ogni essere umano. E' necessario intervenire con urgenza con l'obiettivo di superare la condizione inaccettabile alla quale sono oggi sottoposte migliaia di persone che vivono in quella situazione”. E' quanto dichiara il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà commentando la tragica scomparsa del diciottenne gambiano Suruwa Jaithe, vittima di un rogo all'interno della tendopoli di San Ferdinando, dove vivono migliaia di lavoratori migranti, impegnati nelle attività agricole stagionali di raccolta degli agrumi sulla piana di Gioia Tauro.
"Il problema – ha aggiunto il sindaco di Reggio Calabria - è che ci troviamo a riflettere su quest'assurda condizione di negazione dei diritti umani ogni qual volta succede un episodio grave come la morte di questo ragazzo. E` del tutto evidente che si tratta di un sistema che non funziona più e che a mio avviso non ha mai funzionato. Smontare quella tendopoli è l'unica soluzione affinché non si ripetano in futuro episodi come questo. In passato diversi incontri sono stati fatti in Prefettura per discutere sul tema.
L'importante oggi è che le istituzioni possano fare squadra affinché si arrivi presto ad una soluzione condivisa e definitiva che eviti l'accadere di altre assurde tragedie".

Di "Un'altra morte annunciata" parla Don Pino Demasi, sacerdote della Diocesi di Oppido-Palmi che aggiunge: “Un decreto che tradisce i principi della nostra Costituzione, i diritti umani e che abbassa ulteriormente il grado di umanità nel nostro paese. Queste misure hanno l’evidente scopo di ostacolare l’accoglienza e rendere plausibili, anche sulla base di un’informazione tendenziosa o apertamente manipolata, azioni che trascendono ogni limite etico, ogni senso minimo di umanità”
Chi ha sottovalutato quanto affermato da Libera, all’indomani dell’approvazione del decreto Sicurezza, mi auguro si ricrederà dinanzi alla morte di Souaro Jaiteh, diciottenne, privato dell’assistenza SPRAR in seguito al decreto, che a questo punto potremmo chiamare tranquillamente “decreto Insicurezza” come ha già fatto Avvenire, il quotidiano dei cattolici italiani".

"E’ strano - aggiunge il sacerdote - che la baraccopoli della morte, visitata dal ministro Salvini il 10 luglio scorso, e da dove è andato via subito sbuffando 'qui dentro si schiatta di caldo', continui a rimanere lì a seminare vittime innocenti mentre viene assurdamente sancita la fine dei progetti Sprar, l'unico sistema che in questi anni si è dimostrato efficace nel produrre da una parte una reale inclusione dei migranti e dall'altra coesione territoriale".

"E’ necessaria una netta inversione di rotta - tuona Don Demasi - "Il nostro Paese ha bisogno e vuole politiche di apertura e di solidarietà.
Quanto alla tendopoli di San Ferdinando, ci saremmo aspettati dal Ministro Salvini, dopo la sua visita, un intervento positivo immediato. Così non è stato.
Sì è continuato a lasciare i migranti in quelle condizioni, consegnandoli magari come preda alle mafie, che, checchè ne dica il Signor Ministro, sono ancora il vero problema dell’Italia. Ma delle mafie non se ne parla più in questo Paese!".
"Ci auguriamo - conclude il sacerdote - che la morte di questo ragazzo svegli tutti dal sonno. Chi ha l’obbligo di dare soluzioni definitive non attenda il prossimo morto. Tutti i cittadini di questo Paese ritrovino l’orgoglio di essere italiani, cioè un popolo capace di 'rimanere umano', certo di essersi lasciato definitivamente alle spalle le leggi razziali, fiero di cantare la sua libertà".

Intanto, il "decreto sicurezza" voluto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini e convertito in legge definitivamente dalle Camere mercoledì scorso, questa mattina è stato firmato per la promulgazione dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il provvedimento è in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.

"Come si può rimanere indifferenti di fronte a questo decreto sicurezza, che sta generando degli orrori? È una legge disumana", ha affermato questa mattina su Radio Capital, il sindaco sospeso di Riace, Domenico Lucano.




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