Società Filosofica Italiana: cena di ispirazione francese, Bistrot des Philosophes

Racconti e curiosità faranno da contorno ai piatti tradizionali della gastronomia francese accompagnati dai vini transalpini per la realizzazione dell’autocoscienza: mangio, dunque sono!

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Si narra che Luigi XIV, le Roi Soleil, fosse in grado di mangiare durante un banchetto, nel suo palazzo di Versailles, quattro minestre, un’insalata, un fagiano, una pernice, una coscia d’agnello,varie portate di dolci, frutta e confetture.
Leggenda o verità, quando si pensa alla cucina francese non si può che rimanere affascinati dalla ricchezza dei sapori, dalla raffinatezza delle pietanze, dall’armonia dei colori e dall’intensità degli odori. Una cucina così particolare da meritare nel 2010 la nomina, da parte dell’UNESCO, di patrimonio culturale immateriale del mondo.

Eppure, la cucina francese così ricca e raffinata come la conosciamo adesso, capace di far destare l’appetito anche agli inappetenti, ha subito nel corso dei secoli diversi cambiamenti, a volte rivoluzionari. In modo particolare la vera rivoluzione avvenne nel XVI secolo, incredibile a dirsi, grazie a una donna italiana: Caterina de’ Medici. La regina di Francia, sposa di Enrico II, introdusse nella cucina d’oltralpe l’uso delle posate, fino allora sconosciuto, in quanto i pasti venivano consumati con le mani. Con lei le donne poterono sedere al desco con gli uomini, mentre i cibi portati fino a quel momento a tavola contemporaneamente, in cui si mescolavano i sapori dolci con quelli salati, subirono una sequenza ordinata che iniziò a rispettare l’intensità del sapore e la ricchezza della pietanza, creando quel susseguirsi equilibrato di piatti indicato successivamente come menu. Non solo organizzazione della tavola e delle buone maniere, a Caterina de’ Medici si deve l’introduzione di alcuni piatti che sono diventati il perno della tradizione gastronomica francese.
Per esempio l’anatra all’arancia è una creazione della regina, oppure, con molta probabilità, la soupe à l’oignon è l’imitazione della toscana carabaccia, la zuppa di cipolle che i francesi, amanti della vita notturna, consumano ancora adesso nelle ore tarde come rimedio alle sbornie, piatto prelibato ed energetico. Sempre Caterina de’ Medici, da buona chef, provvedeva ella stessa a comprare gli ingredienti freschi e di qualità al mercato, ed essendo lei anche ambasciatrice di Toscana si presentava con una fascia blu che le cingeva la vita, per questo motivo veniva indicata come “la dame de Cordon Bleu”. La scuola di cucina che lei inaugurò, seguendo la sua passione per la gastronomia, ancora oggi è nota col nome “Cordon Bleu”.

Anche grandi scrittori, come George Simenon, hanno contribuito a rendere celebre la cucina francese. Nei romanzi polizieschi del commissario Maigret, la moglie Louise preparava sistematicamente un gustosissimo coq au vin, il pollo al vino, piatto antichissimo simbolo della Gallia, che la signora Maigret cucinava con un ottimo vino dell’Alsazia e qualche goccia di liquore alle prugne al posto del cognac.
Questi sono brevi racconti e curiosità che faranno da contorno alla cena di ispirazione francese Bistrot des Philosophes, organizzata dalla sezione di Verbania della Società Filosofica Italiana, dove sarà possibile gustare i tradizionali piatti della gastronomia francese accompagnati da vini francesi, come Blanc de Blancs e Côtes du Rhône, che provvederanno a esaltare i sapori transalpini attraverso un’esperienza sensoriale e una fenomenologia del gusto orientata verso la realizzazione dell’autocoscienza: mangio, dunque sono!

Michele Rizzi, presidente Società Filosofica Italiana VCO invita dunque a non perdere l'appuntamento (con prenotazione anticipata) di sabato 9 marzo alle ore 20.30, presso la sala del camino di Madonna di Campagna a Verbania.

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