Bambini e ragazzi plusdotati: le nuove sfide di una scuola davvero inclusiva

Maria Assunta Zanetti, docente associato di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione dell’Università di Pavia e direttore di LabTalento, ci spiega perché le abilità 'eccezionali' debbano essere riconosciute e valorizzate. Pena, un impoverimento per l’intera società

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Bambini e ragazzi plusdotati o ad alto potenziale, in una parola “gifted”. Una realtà che inizia a farsi strada nella realtà scolastica italiana e di cui docenti, famiglie, psicologi e pedagogisti stanno prendendo piena coscienza. Plusdotazione e scuola è stato il tema di un convegno su “Diritto all’istruzione e valorizzazione dell’alto potenziale cognitivo”, organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Scienze Umane (DIGIES) dell’Università Mediterranea. L’Ateneo reggino ha affrontato per la prima volta il tema delle strategie didattiche per valorizzare gli studenti con alto potenziale, riunendo attorno al tavolo, docenti, ricercatori universitari e la professoressa Maria Assunta Zanetti, docente associato di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione presso l’Università di Pavia e direttore del Laboratorio italiano per lo sviluppo del potenziale, del talento e della plusdotazione (LabTalento), prima struttura universitaria in Italia ad occuparsi di alto potenziale cognitivo.

Con la professoressa Zanetti parliamo di bambini e ragazzi gifted e di come la scuola può aiutarli a sviluppare talenti e competenze.


Professoressa Zanetti, chi sono i bambini e i ragazzi ad alto potenziale cognitivo?

Secondo la definizione della NAGC, National Association of Gifted Children i bambini gifted (plusdotati o ad alto potenziale) sono “coloro che mostrano, o hanno il potenziale per mostrare, un livello eccezionale di abilità o competenza in uno o più domini. I domini includono ogni area strutturata di attività che utilizza un proprio specifico sistema simbolico (matematica, musica, linguaggio) e/o un insieme di capacità sensomotorie (pittura, danza, sport)”.
La plusdotazione può essere quindi definita come una costellazione di capacità e abilità proprie dell’individuo, che gli permettono di mostrare un eccezionale livello di performance in uno o più settori. In generale si parla di alto potenziale cognitivo quando il punteggio di QI è uguale o superiore a 120 e di plusdotazione quando si colloca in una fascia ancora superiore, uguale o maggiore di 130.
Questa definizione di plusdotazione racchiude in sé alcuni concetti chiave che meglio identificano lo studente plusdotato. Innanzitutto, si fa riferimento ad un livello cognitivo molto superiore alla norma e poi si specifica in modo chiaro che ciò che rende simili questa tipologia di studenti è la percezione di ciò che accade intorno a loro, così come la consapevolezza e la comprensione del mondo, delle regole sociali, della giustizia e dei principali costrutti sui quali si basa la nostra società e che in questi casi non è in linea con l’età anagrafica. In altre parole, la plusdotazione non è solo essere più intelligenti e rapidi nell’apprendere, ma comporta anche una maggiore sensibilità e capacità di analisi delle diverse situazioni alle quali si è esposti.

Spesso il bambino manifesta abilità e competenze superiori al livello di sviluppo tipico e ne può rimanere sopraffatto in quanto troppo giovane e senza l’esperienza di vita necessaria per comprenderle. Infatti, molto spesso è forte in loro il senso di giustizia, unito ad un profondo senso di frustrazione quando le cose non vanno come loro si aspettano o pensano che dovrebbero andare perché così sarebbe più giusto. Questa asincronia nello sviluppo porta ad una maggiore vulnerabilità che può essere compensata molto bene se l’ambiente sociale, familiare ed il contesto scolastico in cui vivono ne comprendono le necessità e le loro peculiarità.
Questo profilo asincrono, in cui coesistono capacità cognitive straordinarie ma anche debolezze non solo a livello socio-emotivo-relazionale, ma anche a livello di componenti cognitive, crea una situazione di squilibrio tanto maggiore quando maggiore è il livello intellettivo. Queste caratteristiche li rendono particolarmente vulnerabili e richiede che vengono adottate specifici modalità di supporto sia a livello familiare che scolastico affinché possano svilupparsi in modo ottimale.
Pertanto, i contesti di crescita e gli eventi della vita sembrano avere un ruolo fondamentale nello sviluppo e nel mantenimento dell’alto potenziale.


In cosa si differenziano dai loro pari i bambini ad alto potenziale?

I bambini APC si differenziano per la velocità e lo stile con cui acquisiscono ed elaborano le informazioni e per le caratteristiche di personalità. Essi presentano peculiarità comuni nello sviluppo: precocità e complessità nel linguaggio; elevata abilità di ragionamento astratto e di problem solving; ottima memoria; alti livelli di curiosità e di motivazione intrinseca ad apprendere; alti livelli di energia motoria; reazioni emotive intense al dolore e alla frustrazione; elevata sensibilità ed empatia; alti livelli di perfezionismo, difficoltà a regolare le proprie emozioni. Queste caratteristiche presentano una disarmonia nella comparsa, mentre l’elevato livello di energia e la difficoltà a regolare le emozioni li porta spesso ad essere considerati alunni con disturbi del comportamento, come ADHD.

Essere uno studente ad alto potenziale è garanzia di successo scolastico?

Non sempre. Avere un elevato QI non significa necessariamente riuscire bene in tutte le materie. L’eccezionalità si può manifestare in molte aree, ma per lo più si osservano risultati eccellenti solo in un ambito d’interesse, per esempio scienze o matematica o lingue straniere. Spesso abilità e interessi si concentrano in una o più aree specifiche, mentre si possono avere prestazioni nella media, o al di sotto della media, in altre materie, per lo più a causa di perdita di motivazione, scarso impegno, mancanza di interesse e di stimoli.
Caratteristiche associate alla giftedness come l’elevata sensibilità, l'intensità, l’eccitabilità intellettiva, emozionale e immaginativa possono costituire fattori di rischio per lo sviluppo di problematiche emotivo-comportamentali.
La letteratura sostiene che a livello neurologico ci siano differenze nella conformazione e nel funzionamento cerebrale di un soggetto normodotato rispetto ad uno plusdotato. In primo luogo è stato osservato che l’intelligenza è correlata a proprietà dinamiche di maturazione corticale. Le ricerche suggeriscono anche che i soggetti gifted facciano un uso prevalente dell’emisfero destro, che risulta essere più sviluppato rispetto alla popolazione normativa. A questo proposito si è osservato che la trasmissione interemisferica delle informazioni è più veloce, indipendentemente dalla natura dello stimolo o dall’emisfero solitamente deputato nella risoluzione dello specifico compito.
Le ricerche condotte sulla popolazione scolastica dotata hanno dimostrato che l’incidenza dei bambini e ragazzi ad alto potenziale sia stimabile in un range che va dal 2% al 5% della popolazione scolastica complessiva e che un numero significativo di alunni gifted si trovi in difficoltà e cerchi di frequente un percorso di supporto, per evitare l’insuccesso o l’abbandono scolastico.

Quali strumenti attualmente la scuola ha a disposizione per “intercettare” e far emergere i bambini con alto potenziale? Sono necessarie politiche educative specifiche?

Nella scuola italiana non sono ancora previsti strumenti di riconoscimento o individuazione che consentano di fare screening precoce, allo scopo di adottare metodologie didattiche e una personalizzazione dell’apprendimento. Tuttavia, a scopo di ricerca, si stanno mettendo a punto check-list che possano consentire agli insegnanti di riconoscere gli studenti ad alto potenziale.
Diventa quindi importante che nella formazione degli insegnanti, sia iniziale che in servizio, il tema sia proposto ma soprattutto vengano loro forniti strumenti e adottate misure specifiche educative. Sebbene nell’attuale normativa scolastica il tema non sia ancora stato affrontato in modo così specifico, tuttavia sono numerosi i riferimenti alla promozione delle potenzialità e delle inclinazioni di ciascuno.

La scuola italiana, infatti, ha dimostrato sensibilità e interesse particolari nei confronti degli alunni con situazioni di svantaggio. Già dal 1970 ha introdotto strumenti legislativi mirati all’inclusione e nel 2012, a partire dalla direttiva sui BES (D.M.27/12/2012), ha iniziato a introdurre misure e metodologie rivolte anche ad alunni con potenzialità e abilità elevate. Il supporto allo sviluppo del talento, anzi della molteplicità di talenti, è un ambito di intervento che dovrebbe rappresentare la sfida educativa delle nuove politiche scolastiche e sociali.
In questo momento è aperto un Tavolo al MIUR per la stesura di “Linee Guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con plusdotazione intellettiva e per lo sviluppo del potenziale e del talento”, che a breve verranno introdotte nella scuola italiana.
Obiettivo delle Linee Guida è quello di essere strumento prima di tutto informativo e divulgativo sulla tematica dell’alto potenziale cognitivo e della plusdotazione al fine di fornire le indicazioni e le procedure per affrontare la ricchezza – e talvolta la problematicità – che alcuni allievi presentano, in funzione di uno sviluppo precoce nell'ambito intellettuale, rendendo gli operatori della scuola capaci di rispondere ai bisogni educativi emergenti. Le Linee Guida hanno l’obiettivo di incrementare una corretta informazione sulle caratteristiche e modalità di funzionamento di questi bambini e ragazzi e indicare, quindi, delle linee di intervento comuni per il sostegno della persona nel suo complesso.

A partire da quale età è possibile riconoscere le caratteristiche di alto potenziale?

Anche molto precocemente è possibile rilevare caratteristiche che potrebbero essere riconducili a una plusdotazione. Tuttavia è preferibile non effettuare valutazioni troppo presto – non prima dei 6 anni - in quanto alcune caratteristiche potrebbero essere anche il risultato di una stimolazione o di uno sviluppo accelerato che richiede però di essere sostenuto da capacità di funzionamento che consentano la reale padronanza. È importante tuttavia saper riconoscere caratteristiche e peculiarità che si manifestano precocemente e accompagnare i genitori nel sostenerli senza enfatizzare troppo, né con aspettative troppo elevate, in quanto ciò potrebbe creare situazioni non positive per i piccoli.

Quali sono le attività principali di LabTalento e quanti bambini e ragazzi fino ad ora sono stati valutati?

Le attività del LabTalento si svolgono su vari ambiti, rivolgendosi a scuole, insegnanti, famiglie e ragazzi, oltre che alla comunità scientifica (con convegni, progetti di ricerca e pubblicazioni) e alla collettività in generale (con eventi di divulgazione).
Per quanto riguarda la scuola, il Laboratorio si occupa di promuovere il tema dell’alto potenziale e di offrire agli insegnanti formazione e supervisione per fornire conoscenze e strategie utili al riconoscimento dei bambini APC e alla gestione dei singoli nel gruppo-classe. “La scuola educa il talento” è il nome dell’accordo di rete attivato nel 2012, e rappresenta un’occasione di formazione, aggiornamento e affiancamento all’attività dei docenti.
Obiettivo del progetto è di innalzare il livello di conoscenza e creare una rete con le altre strutture territoriali e universitarie per costruire percorsi educativi e didattici personalizzati e inclusivi, capaci di accogliere le specificità di ciascuno con un’attenzione allo sviluppo integrale della persona e favorendo lo sviluppo di relazioni interpersonali positive.
Il progetto si propone di aiutare gli insegnanti in primo luogo a riconoscere la plusdotazione – per evitare che pregiudizi e falsi miti possano causare sofferenza, incomprensione, a volte anche aggressività da parte dei bambini – e in secondo luogo a fare rete per coltivare modelli di didattica inclusiva.
Accanto a corsi di formazione e aggiornamento di base (e avanzati) ogni anno si propongono Laboratori esperienziali per insegnanti al fine di condividere strumenti di progettazione e personalizzazione degli interventi didattici, finalizzati alla condivisione di buone prassi educative. Attraverso uno scambio guidato di idee ed esperienze si individuano strategie didattiche e si realizzano materiali per sostenere al meglio, in classe, i bambini ad alto potenziale.
Per quanto riguarda le famiglie, lo sportello che il LabTalento ha aperto presso l’Università di Pavia è nato proprio per dedicarsi alle famiglie dei bambini e dei ragazzi ad alto potenziale e svolge attività di accoglienza, consulenza psico-pedagogica, parent-training, valutazione dei bambini e supporto scolastico.
L’Iter di valutazione consente di produrre due documenti: una relazione per la famiglia, con una dettagliata analisi e interpretazione di quanto emerso nei colloqui e una breve relazione per la scuola, in cui si dà conto del profilo del funzionamento cognitivo e socio-emotivo emerso, offrendo indicazioni per possibili percorsi e strategie didattiche che i docenti possono adottare. Il LabTalento rimane a disposizione sia per attivare presso le scuole percorsi formativi sia per avviare consulenze mirate.

Nelle fasi successive alla valutazione, che tipo di supporto offre il Laboratorio alle famiglie e alle scuole?

Oltre alle attività svolte in collaborazione con i docenti e le famiglie, il LabTalento organizza attività specificatamente dedicate a bambini e adolescenti.
In particolare, vengono proposte attività laboratoriali in ambito cognitivo e creativo e anche in ambito socio-emotivo (con specifiche attività dedicate allo sviluppo della resilienza e delle competenze socioemotive).
I Laboratori STIMA si sviluppano durante l’anno scolastico (con cadenza mensile) e vi possono accedere i bambini e i ragazzi valutati. La partecipazione alle attività consente di fornire un profilo di osservazione comportamentale, sia per gli aspetti cognitivi che emotivo- relazionali che possono costituire parte integrante della valutazione scolastica. A questi si affiancano percorsi di Parent Training.
Dal gennaio 2015 è stato, inoltre, attivato presso LabTalento lo sportello Orientare alla Crescita, indirizzato a studenti ad alto potenziale tra gli 11 e i 18 anni, a rischio di drop-out o disaffezione scolastica. Obiettivo è la strutturazione di percorsi di “consapevolezza di sé” volti a promuovere le competenze del singolo ragazzo (6-10 incontri a tema), rispetto a temi quali il ri-orientamento per scelte sbagliate, mancanza di metodo di studio e strategie meta-cognitive, noia e demotivazione verso la scuola, difficoltà nelle relazioni con i pari, perfezionismo, ansia, scarsa autostima.

Quanto è importante che gli istituti scolastici “facciano rete” per riconoscere e valorizzare il talento?

Il lavoro in rete diventa una condizione imprescindibile non solo con strutture dedicate ma anche tra le diverse realtà scolastiche, in quanto consente di creare non solo una sensibilità e attenzione specifica negli insegnanti, ma anche di condividere strumenti e pratiche, grazie all’esperienza quotidiana vissuta nei contesti reali delle classi.
È proprio con questo spirito che dal 2012 presso il LabTalento è attivo l’accordo di rete “La scuola educa il talento”, coordinato da un team di dirigenti scolastici che ogni anno propone corsi di formazione, seminari di studio, progetti e sperimentazioni. Numerosi sono gli istituti scolastici in rete- circa 50 in tutta Italia - che in questi anni hanno investito risorse, tempi e spazi per ripensare in un’ottica inclusiva una didattica che possa consentire a ciascun alunno di sviluppare le proprie potenzialità. Il ruolo dell’insegnante diventa così centrale, non solo per il riconoscimento e l’individuazione, ma soprattutto per le proposte didattiche, al fine di consentire a questi alunni di vivere l’esperienza scolastica in modo positivo e garantire loro il raggiungimento del successo formativo.

Per saperne di più:
http://labtalento.unipv.it



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