La scomparsa della filosofa Ágnes Heller

Qualche anno fa l’accademica ungherese è stata ospite della Società Filosofica di Verbania. Il ricordo

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Ci sono passioni dure a morire e certe passioni spesso portano a morire.
È stata proprio la passione per il nuoto, la passione per la libertà e il senso di leggerezza che si provano nell’acqua durante una nuotata, a procurare la morte della grande filosofa Ágnes Heller.
Venerdì 19 luglio, all’età di 90 anni, la filosofa si era recata a Balatonálmadi, in Ungheria, e come faceva sempre, con qualsiasi clima e temperatura, si era tuffata per nuotare nelle acque del lago Balaton, ma quell’acqua, quell’elemento primordiale e leggero che lei amava con passione smisurata, l’ha accolta per sempre nel suo naturale incanto.

Qualche anno fa l’accademica ungherese è stata ospite della Società Filosofica di Verbania e anche in quell’occasione la filosofa si è voluta immergere nelle acque del Lago Maggiore.
Ricordo che ci siamo tuffati nel lago partendo dalle sponde dell’Isola Madre, ma già dopo poche bracciate l’atletica pensatrice aveva percorso oltre cento metri puntando decisa verso la sponda di Pallanza. A fatica sono riuscito a raggiungerla e, infrangendo le sue chiare intenzioni di toccare la riva opposta, le ho detto, come scusa e con un senso di colpa, che non saremmo arrivati in tempo per la conferenza che lei avrebbe dovuto tenere più tardi.
Con dispiacere e rassegnazione la Heller ha seguito il mio consiglio tornando indietro per non mancare all’importante appuntamento tenutosi poi a Villa Giulia.

Sono stati giorni intensi quelli trascorsi con la Heller a Verbania, ricordo in particolare il suo incontro con i giovani presso la libreria Spalavera, lei che era un’ultima testimone del secolo breve, lei che era sopravvissuta alla guerra e all’orrore dei campi di sterminio, lei che aveva subito l’epoca dei totalitarismi, aveva visto la nascita e il crollo del muro di Berlino, lei ancora indomita verso il regime sovranista di Viktor Orbán, non poteva che incitare i giovani a sperare e a combattere per realizzare un mondo migliore, un mondo libero, etico, giusto, un mondo dove i diritti di ogni persona siano tutelati a prescindere dalla provenienza, dalla religione, dalla cultura o dal colore della pelle. La Heller proponeva a quei giovani di osservare la bellezza delle persone buone che, come le opere d’arte, non possono essere nascoste nel caveau di una banca, ma devono essere conosciute, osservate, portate alla luce e prese come modello da seguire e da imitare.

La bellezza delle acque di quel lago ha accolto la bellezza di una persona buona che resterà un modello da seguire e imitare per tutti noi e per le generazioni future.

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