Quello che non ho è Bruno Trentin

12 anni fa la sua scomparsa

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Come tanti, ricordo bene e con dolore quel 23 agosto del 2007.
L'anno precedente, quasi due mesi prima del suo grave incidente in bici, lo aspettavamo a Reggio Calabria per un dibattito all'interno del consueto appuntamento estivo della Festa del Lavoro della Cgil. Trentin non arrivò. Doveva partire con il volo delle 17.30 da Roma. Quel volo che, per ragioni tecniche, venne soppresso. Ci rimanemmo molto male, ma, ancor di più, ci rimase male Bruno che voleva onorare il suo impegno con noi e con la città. E per questo, benchè non fosse colpa sua, ci inviò un sincero messaggio di scuse. Dolendosi per l'isolamento della città dello Stretto.
Avevamo concordato con Bruno Trentin l'argomento del dibattito "Giovani, Lavoro e Mezzogiorno" a Serravalle Pistoiese in occasione della rassegna "Cgil Incontri". Era il 24 giugno ed ero stato invitato al dibattito che suggellava il gemellaggio tra le Camere del Lavoro di Pistoia e Reggio Calabria. Nello stesso giorno, qualche ora prima, Trentin partecipava all'incontro, "Cento Anni di CGIL", insieme ad Antonio Pizzinato, Giuseppe Casadio, al tempo Presidente dell'Associazione Centenario CGIL, ed al giornalista Bruno Ugolini. Credo si sia trattato del suo ultimo dibattito pubblico. Di grande spessore culturale, sindacale e politico.
Poco prima dell'avvio del dibattito, in un pomeriggio afoso, Bruno era seduto al tavolino. Solo, con una birra, i suoi pensieri e la sua immancabile pipa. Scrutava l'orizzonte. Indossava una camicia bianca e la cravatta scura. Il suo stile aristocratico e solitario accresceva il suo carisma.
Lo conoscevo da qualche anno, lo avevo già incontrato all'Assemblea Nazionale del Lavoro del PDS, poi a Bruxelles quando era parlamentare europeo e poi avevamo avuto il suo sostegno politico e formale nella battaglia che abbiamo condotto a Reggio Calabria contro il trasferimento dei Bronzi di Riace. Avevamo delle affinità. E infatti trovammo presto l'intesa sugli argomenti da affrontare nel dibattito di Reggio. Alla fine dei lavori mi salutò con una stretta di mano e con un sorriso. Era un uomo pacato. Nel dibattito pubblico che seguì in quel di Serravalle confermò le caratteristiche che avevo sempre apprezzato tutte le volte che avevo avuto la fortuna di ascoltarlo: la sicurezza, l'austerità e la forza di un leone. Stimolato da Bruno Ugolini parlò di Cgil, di nuove identità di lavoro, di giovani, di conoscenza, diritti, libertà, giustizia, uguaglianza e democrazia, guardando al futuro con grande comsapecolezza. Trentin era avanti e ci manca. Manca alla società, al sindacato ed alla sinistra.

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