'Piagata, l'ultimo dei miracoli' in prima nazionale al Teatro Primo di Villa San Giovanni

L'apertura della stagione teatrale con la tragicommedia scritta da Domenico Loddo e Tiziana Calabro' e prodotta dalla Compagnia Dracma di Polistena

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L'ultimo dei Miracoli, tragicommedia, scritta da Domenico Loddo e Tiziana Calabrò, debutta in prima nazionale sabato 9 Novembre alle ore 21:00 ed apre la stagione teatrale 2019-2020 del Teatro Primo di Villa San Giovanni, con doppia replica domenica 10 Novembre ore 18:15 e ore 21:30.
Lo spettacolo, prodotto dalla Compagnia Dracma di Polistena (RC), per la regia di Christian Maria Parisi, sostenuto dalla Regione Calabria ai sensi dell’art. 4 legge reg. n°19/2017, è stato realizzato attraverso una collaborazione con il Teatro Primo di Villa San Giovanni, realtà indipendente del teatro regionale e dell’area metropolitana di Reggio Calabria. La collaborazione è frutto di una politica di cooperazione poetica e professionale che la Compagnia Dracma, in un’ottica di rete virtuosa, ha messo in campo negli ultimi anni nella provincia reggina a sostegno delle realtà teatrali più meritevoli nonché di maestranze tecniche, artisti e intellettuali locali.

Nel paese immaginario eppure probabile di Monasteriace vive Benedetta, che nella sua casa laboratorio costruisce marionette che porta in scena in spettacoli da lei allestiti. Da settimane è reclusa nel suo appartamento, dove viene sfamata da un benefattore di cui non conosce l’identità, perché dopo una notte agitata si è ritrovata con un dolore visibile sui palmi delle mani. Due ferite profonde e sanguinanti di cui non sa spiegarsi il mistero. Sopraffatta dalla rabbia, si è isolata dal mondo, benché il mondo, che si manifesta in una folla orante, l’assedia sulla strada antistante, giorno e notte, con preghiere e canti.
Per la folla, le piaghe sono l’espressione del divino, il dono delle stimmate riservate ai Santi. Tutti vorrebbero vedere il miracolo, esserne toccati, ma lei si nega a ogni sguardo. Sta rintanata in casa a maledire quel sortilegio che le impedisce di lavorare, di amare, di vivere. Poi irrompe una presenza. E' Lorenzo, da tutti considerato lo scemo del paese. Tra i due si crea lentamente un rapporto, spesso caratterizzato dal conflitto per le differenti visioni che hanno della vita. Una cinica, disillusa, arrabbiata, l’altro invece parla di sogni e speranze, e di un mondo da inventare, perché c'è bisogno di raccontarselo meglio di quello che è usando anche le bugie, dato che così come appare, “la verità è brutta”. Ma se la personalità di Benedetta e la sua storia sembrano delinearsi con chiarezza, Lorenzo si rivelerà da subito un personaggio ambiguo. Chi è? Come è riuscito a entrare nel laboratorio blindato per tutti? Cosa cerca? Perché sembra conoscere tutto di lei, il privato, l’intimo, ogni suo singolo dolore? La pièce diviene così pretesto narrativo di un’umanità in attesa di qualcosa o qualcuno che la salvi, a cui delegare libertà e speranze, tra i pensieri materiali e terreni dell’’Inquisitore di Dostoevskij e l’immobilità di chi, sotto un albero che solo segue le stagioni, aspetta un Godot che non arriva mai. Ma forse il finale svelerà per i due protagonisti una possibilità, una soluzione all’enigma irrisolvibile delle loro vite, e per la folla orante la risposta immaginifica e rivelatoria a tutto quel loro pregare.

Le scene e i costumi sono di Valentina Sofi, le luci di Guillermo Laurin e Luca Maria Michienzi

PER INFO E PRENOTAZIONI: 3476973297

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