Con 'I Girasoli della Locride' sboccia anche nella provincia di Reggio Calabria la bella avventura 'Special Olympics'

Sport e inclusione per i ragazzi con disabilità: la storia e le iniziative dell'associazione presieduta da Irma Circosta raccontate da uno dei suoi giovani protagonisti

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La preparazione è stata lunga (ci sono voluti alcuni mesi) ma, alla fine, l’avventura “Special Olympics” è partita anche nella Locride.

Special Olympics nasce da un'iniziativa intrapresa da Eunice Kennedy, nel lontano decennio a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60.

CHI ERA EUNICE KENNEDY?
Eunice nacque il 10 luglio del 1921 a Brooklyn (quinta figlia di Joseph P. Kennedy e sorella di John Fitzgerald Kennedy).
In quei lontani anni, purtroppo, vi era la convinzione (culturale e sociale) che le persone  affette da handicap o gravi ritardi (come la sindrome di Down, per fare un esempio) non potessero svolgere molte delle attività che tutti svolgono. Gli specialisti dell'epoca erano  infatti convinti  che le condizioni di queste persone non fossero “recuperabili”, tanto da preferire che molti ragazzi venissero messi in disparte o, peggio, confinati all'interno di istituti specializzati.


Eunice aveva una sorella di nome Rosemary, che inizialmente soffriva di una lieve forma di iperattività e dislessia. Non sapendo gestire la situazione, il padre prese la decisione (tenendone all'oscuro il nucleo familiare e l'opinione pubblica) di rivolgersi a uno "specialista". Questo sosteneva (come molti suoi "colleghi") che la soluzione più indicata fosse una discutibile tecnica molto  diffusa all'epoca, infine praticata anche sulla povera Rosemary. Il risultato fu la totale perdita di coscienza e di molte funzioni motorie e linguistiche. Rosemary aveva 23 anni quando le fu praticata una delle prime lobotomie frontali, riducendo così la povera ragazza a ritrovarsi vittima di quel sistema sanitario, incapace - in quei tristi anni - di gestire tali situazioni.

I  familiari della giovane Rosemary pensarono a un certo punto di internare la figlia in un apposito Istituto, con un conseguente isolamento lenito soltanto dalla comprensione e dall'affetto della sorella Eunice.

Trascorsero  gli anni e la ragazza tornò infine alla residenza dei Kennedy, dove Eunice cercò in tutti i modi di starle vicino.

L'intuizione di Eunice Kennedy fu quella di capire che questi ragazzi avevano bisogno di tutt'altro che non di rimanere chiusi in se stessi o addirittura internati in strutture persino fatiscenti.

Le due sorelle erano molto affiatate e fra di loro vi era da sempre la buona abitudine di giocare molto insieme e praticare sport (tra cui il nuoto). Eunice si accorse di come la sorella reagisse positivamente alle varie attività sportive, nonché dei suoi netti miglioramenti (sia motori che comportamentali) nel corso degli anni.
Con il trascorrere del tempo, molti altri ragazzi nelle condizioni simili a quelle della sorella, vennero invitati da Eunice nella residenza della famiglia Kennedy (dove venne allestito un vero e proprio campo sportivo per i giovani).
Eunice si accorse così che quei ragazzi avevano tutte le carte in regola per poter crescere e trarre giovamento dallo sport, decidendo così di avviare un progetto molto singolare, che oggi conosciamo con il nome di Special Olympics.

SPECIAL OLYMPICS AD ARDORE

Questa iniziativa, che  a distanza di più di 50 anni continua l'idea di Eunice, si è diffusa in tutto il mondo, proseguendo nello spirito con cui nacque.


Oltre che essersi diffusa in maniera globale, Special Olympics oggi è una realtà viva su tutto il territorio italiano. E anche nella provincia di Reggio Calabria.

L'associazione opera sul territorio reggino anche con gruppi locali, portando avanti la propria missione e coinvolgendo molti ragazzi perché possano eccellere nelle proprie abilità.

Ed eccoci ad Ardore: è qui che nelle ultime settimane, nella piscine del professor Giovanni Marando, è entrata in azione la polisportiva “I girasoli della Locride”, realtà impegnata nel progetto Special Olympics e voluta fortemente da Irma Circosta, che ne è la  presidente.
 I ragazzi con disabilità che ne fanno parte sono stati formati da esperti docenti i quali si sono adoperati, sotto la supervisione di un tecnico specializzato, per insegnare loro le varie tecniche di nuoto da utilizzare.

 

Tutte le famiglie dei ragazzi attendevano questo momento da tempo e vedere questa iniziativa concretizzata ha riempito i cuori di quanti si sono impegnati nel progetto.


La fase di preparazione ha visto insieme i ragazzi e i tecnici in un percorso che ha puntato molto sulla “conoscenza”.

Conoscersi meglio si conferma  la chiave principale per poter aprire  i cuori delle persone. E nello spirito di questa iniziativa l’obiettivo principale è rimasto proprio questo. Non senza ostacoli, certamente, ma con la certezza che lo sport abbia come fine proprio quello di andare oltre, oltre  l'ostacolo, oltre la barriera, oltre se stessi.
Ogni persona racchiude in sé la voglia di migliorarsi, sebbene non tutti siano disposti a rimettersi in gioco.

La particolarità di Special Olympics è proprio quella di provarci, di fare squadra, di creare qualcosa in cui ognuno sia complementare all'altro.

Questo l’insegnamento di una esperienza importante a livello sociale e personale , proprio per la sua valenza educativa e aggregativa.

L’ACQUA E’ LIBERTA’, LO SPORT UNA POSSIBILITA’: ECCO COSA E’ PER ME SPECIAL OLIMPICS

Il nuoto, non a caso, è stato scelto perché metafora di fluidità.  Una delle maniere migliori, a mio parere, di approcciarsi all'attività sportiva, poiché prevede che l'atleta si "Immerga" non solo nell’acqua ma in una dimensione diversa dalla propria.

Questa la mia esperienza con Special Olympic, che ho voluto condividere su Quellochenonho.it. Ho seguito prima un percorso di formazione e adesso mi appresto a vivere una nuova fase, in cui anche io potrò guidare in questa disciplina altri ragazzi.

Ecco perché ho voluto raccontare cosa sia stata per me: l’acqua è libertà, è liberazione fisica, è voglia di abbandonarsi a una nuova dimensione in cui è necessario fidarsi delle proprie forze e di chi ti sta vicino. Penso che questa attività sportiva, contando sul sostegno delle famiglie e di una rete sociale, abbia tutte le potenzialità per poter apportare un progressivo giovamento, sia ai ragazzi che vivono situazioni di disagio che ai genitori che stanno loro vicino, così come a qualunque persona che sia disposta ad abbracciare questa filosofia di vita.


Questo ha rappresentato per me questa esperienza e questo adesso è per me il nuoto: non sono di certo un esperto, ma per me è stata una piccola, grande rivoluzione: in seguito a una brutta forma di encefalite cerebellare che mi colpì quasi due anni fa, intaccando pesantemente il mio sistema nervoso e costringendomi su una sedia a rotelle, la mia percezione per l'acqua sembrava peggiorata. Ciononostante, questa disciplina, che da sempre mi affascinava e spaventava, adesso è diventata una chance. Adesso sono pienamente inserito in questa iniziativa. E malgrado a volte mi senta più smarrito di prima, lo vivo con un rinnovato entusiasmo.

Ovviamente questo deriva dal fatto che, come tutta l'équipe, sento gravare su di me una grossa responsabilità, quella di guidare adesso altri ragazzi (ovviamente insieme al nostro coordinatore  tecnico Isabella Girasoli e  con i mezzi che avremo a disposizione).

Questa la nostra nuova avventura Special Olympics ad Ardore.
La strada sembra lunga, gli ostacoli sembrano molti, le difficoltà fisiche non mancano.
Da soli si può anche continuare. Ma insieme si può migliorare e crescere.
E questo non vale solo per i ragazzi, ma per tutti noi.

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