25 aprile, Sferlazza a Quellochenonho: 'La Costituzione è viva e ci protegge, anche in questo tempo di pandemia e limitazioni'

Il procuratore: 'Si deve al sacrificio dei Partigiani se oggi possiamo contare su un sistema di garanzie e tutele giurisdizionali dei nostri diritti fondamentali'

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Il Procuratore, Ottavio Sferlazza Sebbene siano trascorsi due anni dal 25 aprile 2018 conservo ancora vivo il ricordo di quella splendida giornata a Reggio Calabria in cui ho avuto il privilegio di conoscere ed ascoltare il discorso di altissimo profilo politico ed etico di Raniero La Valle, di cui conservo il prezioso testo ("La miccia della liberazione").
Ricordo soprattutto il forte coinvolgimento emotivo e a tratti anche la commozione nell'ascoltare le sue parole.

Quest'anno purtroppo la drammatica esperienza umana e sociale che stiamo vivendo non consentirà una partecipazione collettiva alla festa della Liberazione.
Desidero però condividere con i compagni e gli amici di “Quello che non ho” una riflessione che trae spunto da questa pandemia, ma che si ricollega alla Resistenza e a quel prezioso e sempre attuale documento politico che è la nostra Costituzione, figlia del sacrificio dei nostri partigiani.

Il 26 gennaio 1955 Piero Calamandrei concludeva il suo celebre discorso agli studenti di Milano sulla Costituzione con queste parole: “Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”.


Ma mi chiederete: che c’entrano la Costituzione e la Resistenza con la pandemia da coronavirus?
Il collegamento mi è stato suggerito dal fatto che questo straordinario progetto politico, figlio dell’incontro di tre anime - quella comunista, quella liberale e quella cattolica – è stato trasfuso in un documento che nel proclamare solennemente il riconoscimento e la tutela di diritti fondamentali li ha saputi bilanciare, riconoscendo che ciascuno di essi può trovare un limite nella esigenza di tutelarne un altro, cioè in un altro valore o principio altrettanto fondamentale, sicchè in certe circostanze uno di questi diritti può temporaneamente risultare soccombente o recessivo rispetto ad un altro, per poi riespandersi in tutta la sua pienezza, senza alcun vulnus al sistema di garanzie e tutela dei diritti costituzionalmente previsti.
Ecco, io credo che l’attuale pesante limitazione della nostra libertà, sotto diversi profili, a tutela di un bene primario quale è la salute - riconosciuto come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” dall’art. 32 della Costituzione e precondizione per potere esercitare adeguatamente tutti gli altri - costituisca un esempio delle enormi potenzialità della nostra Carta Costituzionale, la quale è viva e vigila sulle nostre libertà fondamentali, senza lasciare spazio a suggestive quanto improprie evocazioni totalitarie che rinviano alla costruzione teorica dello “Stato di eccezione” (Carl Schmitt).
Se oggi è possibile vivere, sia pur con molti disagi e sofferenze individuali e collettive, in una situazione di forzato isolamento domiciliare e di limitazione della libertà di movimento e di riunione, prevista dall’art. 16 della Costituzione, ma con la consapevolezza di poter contare su un sistema di garanzie e di tutela giurisdizionale – ordinaria e costituzionale - dei diritti fondamentali, lo dobbiamo ai tanti Partigiani che ciò hanno reso possibile con il loro sacrifico per riscattare la dignità e la libertà delle generazioni future.



*Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Palmi




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