Senzatetto e occupazione abusiva di un edificio pubblico a Reggio Calabria: la riflessione di Area Democratica per la Giustizia

'C'è un diritto ancora negato e che è precondizione per il concreto esercizio di tutti gli altri: il diritto di essere liberi dal bisogno'

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Riceviamo e pubblichiamo

"La notizia delle contestazioni mosse ad alcuni disperati senzatetto della città di Reggio Calabria, denunciati per avere occupato abusivamente alcuni spazi di un edificio pubblico abbandonato e violato le norme emergenziali limitative della libertà di circolazione, ripropone ancora una volta il problema della marginalità sociale, acuita e resa ancor più drammatica in questo momento storico di grave emergenza sanitaria, che espone i più poveri a rischi ben maggiori per mancanza di condizioni igieniche minime, smentendo la retorica sull’“egualitarismo” che la pandemia ci avrebbe fatto
riscoprire, perché ciò è vero solo in relazione alla comune fragilità biologica umana.

Pur senza entrare nel merito di questi interventi della polizia municipale e impregiudicata la configurabilità o meno di illeciti penali nella condotta dei singoli occupanti (profili che saranno eventualmente rimessi alla valutazione del giudice competente), la magistratura della Sezione di Area di Reggio Calabria, rivendicando il diritto dei magistrati ad interventi pubblici sui temi inerenti la tutela dei diritti e l’affermazione dei principi costituzionali di eguaglianza e solidarietà sociale, avverte
la necessità di offrire al pubblico dibattito le proprie leali riflessioni, su iniziative che
finiscono paradossalmente per risolversi nella punizione degli ultimi sol perché
esistono.
Nel doveroso bilanciamento tra diritti e principi fondamentali spesso confliggenti, in cui, nel caso concreto, uno di essi può risultare soccombente o recessivo rispetto ad un altro, sarà il giudice a valutare la rilevanza penale e l’eventuale carica di disvalore delle condotte contestate ai senzatetto. Peraltro, nessuno più dei magistrati è consapevole della difficoltà di applicare e interpretare la legge sin dal primo momento, quello in cui sono le forze dell’ordine a dover intervenire.


Ma, sotto un profilo diverso, dobbiamo interrogarci sul progressivo smantellamento dello stato sociale (reso evidente dalle carenze dimostrate nella sanità territoriale), in omaggio ad istanze neoliberiste e ad una esaltazione dell’idea di uno di Stato “minimo”, nonché sulla inadeguatezza di un sistema politico ed economico-sociale che continua a perpetuare le diseguaglianze, oggi ancor di più accentuate dalla grave crisi sanitaria che ha messo in ginocchio l’economia ed il sistema produttivo.
La sostanziale criminalizzazione delle persone che vivono in condizioni di disagio economico e precarietà esistenziale, è figlia di una logica che si illude di sconfiggere con la repressione la povertà e la conseguente marginalità sociale. È un ruolo improprio del diritto penale, che non può sostituirsi agli interventi pubblici necessari a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che generano la stessa marginalità.
Per questo guardiamo con solidale entusiasmo lo straordinario impegno sociale del volontariato, fatto di associazioni e di singoli, che sopperiscono alle manchevolezze delle istituzioni pubbliche nella realizzazione di una società solidale e che gettano un cono di luce su questa vasta schiera di ‘invisibili’, ricordandoci che gli emarginati sono parte della nostra società e non il suo scarto.
Come magistrati, dobbiamo sottolineare con forza che c’è un diritto che continua ad essere ancora negato e che costituisce la precondizione per il concreto esercizio di tutti gli altri costituzionalmente garantiti, ed è il diritto di essere liberi dal bisogno: una libertà di cui gran parte degli esseri umani ancora non gode".


La Sezione di Reggio Calabria di Area Democratica per la Giustizia


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