'Parola d'onore' della regista Sophia Luvarà: apprezzata anteprima mondiale al Biografilm 2020

Un prezioso documento, oltreché un documentario: protagonisti il giudice Di Bella, presidente del Tribunale per i minori di Reggio Calabria, e Pierpaolo, Simone, Bader e Reda, i ragazzi tolti alle maglie delle 'Ndrine

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*Recensione No Spoiler


“Parola d’onore”, firmato dalla regista calabrese Sophia Luvarà è, ancor prima che un documentario, un documento: prezioso, autentico, originale. Al centro della storia un giudice e quattro vite, quattro giovani -  tolti alle maglie delle 'ndrine - cui offrire una possibilità di scelta. Una occasione per conoscere cosa ‘ndrangheta “non” è.

L’anteprima mondiale (qui il trailer)*, tenuta il 7 giugno all’interno della programmazione del Biografilm Festival 2020, ha registrato apprezzamento.


Il giudice al centro del film è Roberto Di Bella, Reggio Calabria, Presidente del Tribunale per i Minorenni. I ragazzi sono Pierpaolo, Simone, Bader e Reda. Attorno alle loro storie ne ruotano altre, testimonianze forti, particolareggiate, che tolgono il fiato e attorcigliano l'anima. Esistenze fragili, in bilico sul confine tra il Bene e il Male, ragazzi che ti prendono il cuore, con il loro essere vittime e carnefici, di fronte al dilemma stesso su cosa significhi, essere carnefice.


Il film sta muovendo i suoi primi passi e dunque nulla di quanto racconta sarà qui rivelato, nel rispetto dell’opera. Opera che va scoperta, assaporata, con il suo carico di stupore e la gioia di vedere una giovane, la talentuosa regista reggina Sophia Luvarà, essersi conquistata una meritata credibilità sul campo.

La sua stessa storia potrebbe essere un naturale spunto per un film. Reggina di nascita, lascia la Calabria a 18 anni “in cerca di un futuro migliore”. A Torino una laurea scientifica con lode e poi un dottorato come ricercatrice. Ambito: cancro. Ma c’è una passione che le batte nel petto. Decide di seguirla: il cinema. Molla tutto e via in Inghilterra, a studiare nelle migliori accademie per approdare nel giro di pochi anni nei più blasonati festival europei (con premi e riconoscimenti).

Si spalanca il mondo, l’Oriente, dove gira Inside the Chinese Closet, L'omosessualità nella Cina rurale.

Ma Reggio chiama. O meglio, a chiamare è una urgenza: il bisogno di raccontarne una delle storie più potenti, la scommessa del giudice Di Bella: togliere giovani alla 'ndrangheta. Sostituire uno Stato che educa a uno Stato che semplicemente reprime; fare, dello Stato, Padre e Famiglia.



La regista ottiene un accesso esclusivo e incondizionato al lavoro svolto dal magistrato e alla vita dei ragazzi durante il loro percorso rieducativo presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria. Ed ecco “Parola d’onore”.


Cosa sia “essere intrappolati nei pericolosi meccanismi della criminalità organizzata” e quale il percorso, non
semplice, per tentare un’altra via, a costo di laceranti conflitti interiori. Si può recidere un cordone di sangue per trovare la libertà? Quanta forza, quanto coraggio servono? Rinnegare un padre, si può? Si deve? È una cesura sopportabile? E l’arte? C’è uno spazio, un fine che l’arte possa espletare nelle più dure delle esperienze esistenziali? La letteratura, il teatro, possono essere strumento di liberazione, di revisione del proprio vissuto? Una risposta, seppur taciuta, la suggerisce uno dei più interessanti giovani che attraversano il film, Alfonso Gallico, un nome da tenere a mente perché carico di felici promesse in campo cinematografico.

La regista non vuole fornire risposte, ma dona a piene mani interrogativi che ci chiamano in causa, tutti.

Non c’è – nel film di Luvarà - la ‘ndrangheta dei film di ‘ndrangheta. E, finalmente, non c’è la retorica, della ‘ndrangheta. Ci sono giovani vite, vere, con nomi e cognomi, volti, mani, unghie rosicchiate, sorrisi ingenui malgrado il male, occhi spaesati che tradiscono falsa baldanza.

C’è coraggio, in questo film, di un giudice illuminato. Tenerezza, di ragazzi in cerca di salvezza. Istinto e capacità, di una giovane regista impegnata e coraggiosa.



©Riproduzione riservata 

*Una coproduzione OLANDA-ITALIA Prodotto da Witfilm (Boudewijn Koole & Iris Lammertsma, Olanda) con NTR (Olanda) e DocLab (Marco Visalberghi, Italia) in collaborazione con RAI Cinema World Premiere In competition Biografilm Festival 2020 Con il contributo di NPO fund The Netherlands Film Production Incentive CoBO Dutch Cultural Media Fund Fondazione Calabria Film Commission Regione Lazio - Fondo regionale per il Cinema e l'Audiovisivo World Sales The Party Film Sales Distribuito in Olanda da Amstelfilm

Titolo italiano Parola D’onore
Lingua Italiano
Sottotitoli Inglese, olandese
Genere Documentario
Durata 86 minuti & 54 minuti




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