Bronzi e impianti fuori controllo per mesi: c'è la relazione del ministero che conferma tutto. Statue a 'rischio'?

'Criticità e malfunzionamenti, impianti consegnati da tempo al direttore Malacrino'. A lui il Mibact prescrive di ripristinare tutto. Il 7 luglio il direttore reggino comunicava a Roma di aver avviato le procedure

Condividi su WhatsApp

I Bronzi di Riace e gli impianti del Museo archeologico di Reggio Calabria sono rimasti senza manutenzione, e dunque fuori controllo,  a lungo.

A metterlo nero su bianco è ora la Direzione generale del Ministero per i beni culturali, dopo la denuncia apparsa nel marzo scorso sul Giornale dell’Arte (poi ripresa dal Corriere della Sera).

Una relazione ufficiale del Mibact indica nel direttore Carmelo Malacrino il responsabile degli impianti "almeno dal 29 aprile del 2016". E proprio a lui il ministero ha prescritto, con una lettera del 22 giugno, di ripristinare immediatamente la situazione. Dalla sua, Malacrino, il 7 luglio scorso, ha fatto sapere al ministero di aver avviato la procedura.

Questi, in sintesi, i fatti. Molto più complessa, invece, la questione di quanto sia accaduto dal momento in cui il Museo è passato al nuovo direttore fino ad oggi, relativamente agli impianti che garantiscono a tutti i reperti, ma in particolare ai Bronzi di Riace, condizioni di stabilità per la loro conservazione.

E’ la relazione ispettiva redatta dal supervisore del ministero a svelare i dettagli di una vicenda molto intricata.

Inviata a Reggio Calabria da Roma per capire se rispondesse a verità la notizia che le (costose) apparecchiature a suo tempo installate al Museo e per i Bronzi fossero rimaste senza verifiche, Mariarosaria Barbera dopo il sopralluogo dello scorso marzo scriveva: “Per quanto attiene agli impianti  che oggettivamente manifestano alcune criticità e malfunzionamenti, la documentazione esaminata porta a ritenere che essi siano stati consegnati da tempo al direttore del museo: se non contestualmente alla prima consegna dell'immobile di cui al verbale del 30 ottobre 2015, almeno con la consegna anticipata del 29 aprile 2016. Da parecchi mesi dunque la manutenzione è a carico del museo autonomo, che per la gestione delle proprie attività si è avvalso più volte sia di fondi e personale della soprintendenza, sia di anticipazioni del Segretariato regionale, in mancanza di un proprio servizio di Tesoreria”.

Tuttavia – è il verdetto ministeriale - evidentemente per una serie di equivoci, il servizio di manutenzione degli impianti, sostenuto dalla soprintendenza ben oltre e al di fuori delle proprie competenze, non è stato più riattivato a cura del Museo”.

“Nel frattempo – aggiunge l’ispettore - si è completato il collaudo complessivo dei lavori di ristrutturazione e allestimento svolti dall'Unità di Missione e poi dal Mibact, quindi il campo è sgombro da qualsivoglia interferenza ed è possibile al Direttore del Museo avviare con ogni urgenza possibile le attività manutentive finora sospese.  A giudizio della scrivente – prosegue l’atto ministeriale   -  il percorso da intraprendere richiede anche verifiche “speditive” del sistema impiantistico a cura di un professionista di sicura capacità ed esperienza, come è stato suggerito per le vie brevi al direttore Malacrino, il quale dispone di una somma di bilancio utilizzabile per le questioni e spese di natura impiantistica”.

Questo il “succo” della relazione, che dice più di una cosa: gli impianti presentano criticità e malfunzionamenti; ne era responsabile il direttore Malacrino “se non dal 30 ottobre 2015” almeno dal “29 aprile 2016”; ed infine che “per una serie di equivoci, il servizio di manutenzione degli impianti, sostenuto dalla soprintendenza ben oltre e al di fuori delle proprie competenze, non è stato più riattivato a cura del Museo”.
La soprintendenza e il Segretariato regionale guidato da Salvatore Patamia si sono fatti carico delle spese del Museo anche per le pulizie, a quanto certifica il ministero romano, fino a quando non è stato attivato il servizio di tesoreria, e pur non essendo tenuti a farlo, in sostanza. Malgrado ciò la manutenzione non è stata  realizzata.

(Quasi) immediate le conseguenze: al direttore del museo reggino scriveva infatti lo scorso 22 giugno la direzione generale Musei del Mibact a firma di Ugo Soragni: “Si (…) provveda sollecitamente ad attivare le manutenzioni degli impianti nei termini e con le modalità suggerite nel documento ispettivo in argomento – scriveva a Malacrino il direttore generale da Roma -  attingendo alle risorse finanziarie all'uopo accreditate dalla scrivente”, specificando di rimanere “in attesa di immediato riscontro e assicurazione di adempimento”.

La risposta del direttore della Casa dei Bronzi, Carmelo Malacrino, arrivava a sua volta al direttore generale Musei Soragni lo scorso 7 luglio: “Si prende atto di quanto determinato e, nell'assicurare il massimo impegno negli adempimenti, si comunica che l'istituto ha già avviato le procedure per l'attivazione della manutenzione degli impianti. Lo scrivente si riserva di inviare una successiva nota più dettagliata sulle questioni A B e C oggetto degli accertamenti ispettivi”.

Di fatto i Bronzi, malgrado un restauro costato nel suo complesso tre milioni di euro e il cui impianto al Museo - con sala filtro e chip per controllare i temibili parametri di umidità e calore – arrivò a sfiorare i 300.000, sono rimasti sguarniti dei controlli necessari.

Sui soldi da spendere ora per rimettere le cose a posto, il ministero, nella sua relazione, chiarisce anche che “quali che ne siano le cause tecniche, e a meno che non si riscontrino inopinatamente vizi occulti o altri aspetti del tutto imprevisti (ma la cosa sembra esclusa dalle certificazioni di collaudo), il Museo dispone ora di un bilancio di una certa consistenza e dell'effettiva possibilità di far eseguire lavori che dovessero rendersi necessari: non si esclude che essi potrebbero consistere in semplici attività di manutenzione straordinaria a compensazione di quella ordinaria non eseguita. Il direttore del Museo – informava anche l’atto a marzo - ha riferito di aver inserito nel bilancio una somma pari a 110.000 € per gli impianti in regime di continuità  e starebbe per affidare uno specifico incarico d'ufficio all'architetto Canale”.

Resta da capire ora se il malfunzionamento degli impianti per mesi abbia potuto provocare danni alle statue.

Tags

Articoli correlati

+Commenti+

Ancora nessuno ha commentato questo articolo. Sii tu il primo.

lascia un commento