Teatro Cilea incantato dal 'pianista gentile' Danilo Rea in trio con Ares Tavolazzi e Adam Pache

Applauditissimo concerto per la chiusura reggina del Play Music Fest in tandem con Peperoncino Jazz. Rea: 'Amo questa città, pubblico sempre attento e generoso'

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“A Reggio Calabria ho sempre trovato un pubblico attento e affettuoso: anche stasera è stato così. E questo teatro, il Cilea, è bellissimo. Ha una meravigliosa acustica. Questa città la amo: quando ritrovo i suoi colori unici mi emoziono sempre”.

Danilo Rea scorre le foto del mare e dello Stretto sul suo cellulare e ci mostra tutta la sua autentica passione per questa terra alla quale lui, il pianista gentile, ha donato domenica scorsa una prima assoluta: l’avvio del suo nuovissimo tour, in trio con uno strepitoso Ares Tavolazzi al contrabbasso e un non meno raffinato Adam Pache alla batteria.

“Dopo Reggio la tappa di Palermo – ci racconta Danilo Rea di questo tour – e poi su e giù per l’Italia. Sarà appassionante, siamo felici di questo progetto e suonare in trio, per me più abituato al quintetto, è molto divertente”.

E divertente, emozionante, appassionante, questo Rea in trio lo è stato, e molto, anche per il pubblico reggino che ha goduto la scorsa domenica di questa primizia per la chiusura reggina della ricca edizione 2018 del Play Music Festival – rassegna di jazz internazionale ormai di conclamata qualità e di cui Alessio Laganà è anima e cuore – per di più quest’anno impreziosita dalla collaborazione con il noto e “certificato” Peperoncino Jazz Festival di Sergio Gimigliano.

Un concerto da ricordare, con un Cilea letteralmente incantato, sin dalle prime note di “Cheek to cheek” (brano di apertura del live e titolo assegnato a questa ottava edizione del festival che ha per la prima volta coinvolto nel programma le due città dello Stretto in un immaginario guancia a guancia, da ricordare che l'ultimo live della rassegna si terrà a Messina).

Parte da qui il viaggio dei tre artisti, dal più classico degli evergreen del grande jazz, per proseguire lungo le traiettorie della buona musica che ha solcato ogni tempo e ogni spazio: la platea affollata del teatro reggino si è lasciata portare, lontano, lungo le improvvisazioni del pianoforte di Danilo Rea. Ispirazioni sempre sorprendenti, per intensità e forza espressiva, condivise con due artisti d’eccezione, come Ares Tavolazzi al contrabbasso e Adam Pache ai 'tamburi'.

Si è abbandonata alle emozioni la nutrita platea, con la fiducia di chi sa che il viaggio sarà intenso e imprevedibile, ma con la rassicurante certezza di un “ritorno a casa”. Sembra questa la cifra espressiva e metodologica del trio Rea Tavolazzi Pache: un volo musicale, il loro concerto, in quei brani che conosci e ami, riletti tuttavia con la libertà dell’improvvisazione ma senza mai tradirne il cuore.


Dai Beatles a George Gershwin, da Sting a Elton John, da brani classici del jazz come Night&day a romanze poetiche in musica come le Foglie morte di Prevert diventate eterne in musica con Yves Montand, per tornare ai Beatles di “Michelle ma belle” fino a “Oh che sarà”, brano del 1989 che Ivano Fossati traspone da "O que sera" del cantautore brasiliano Francisco "Chico" Buarque de Hollanda. C’era tutto nel live del Trio Danila Rea. Scampoli di pezzi eterni, resi unici dalle arrampicate sorprendenti del contrabbasso di Tavolazzi, unico anche nel seguire il filo delle note con un delizioso e sincopato “scat”.

Alla batteria Pache tratta le pelli dei suoi tamburi con la dolcezza e l’impeto di un amante appassionato: tra le note di Rea, Pache inserisce tocchi quasi impercettibili ma anche scariche decise, a segnare tempo pause e ritmo nei guizzi dei compagni di palco.

Il piano di Danilo Rea guida e lascia spazio, seguendo il mantra “dell’amore per la melodia”, mai sacrificata alla libertà dell’improvvisazione: da qui prendono il largo sensualissime dissertazioni sul tema nel perfetto incastro tra il pianista, Tavolazzi e Pache: parafrasi accattivanti almeno quanto la partitura originale da cui prendono spunto.

Quasi due ore di spettacolo puro, al Cilea: tra pezzi immortali, citazioni e fraseggi. Il pubblico reggino ha vissuto davvero un meraviglioso viaggio, grazie a questi tre artisti che hanno saputo svelare con grazia il mistero della musica: come vedere una tela ai raggi X, con i bozzetti rimasti nascosti per secoli. Rea Tavolazzi e Pache hanno rivelato le note che vivono tra le note non scritte sul pentagramma, sempre coerenti con il paesaggio disegnato dall'autore, ma raccontando una nuova storia. Questo è il jazz: un ordito inedito su un intreccio noto. E quando c’è il divertimento il gioco è fatto.

Il live del Danilo Rea Trio è stata una rinfrancante passeggiata nella storia della musica, trasversale nei generi e nelle geografie come nel tempo. E proprio per questo promessa che buona musica ci sarà, sempre, in luoghi spazi e tempi imprevisti e imprevedibili.

Ci hanno consegnato una certezza Rea, Tavolazzi e Pache: la certezza dell'eterno presente della buona musica. Che rinasce da sé come una sfinge immortale per regalare bellezza e felicità. Niente altro che questo.

E di questi doni il pubblico reggino ha detto grazie ai tre musicisti con numerosi lunghissimi applausi. Dal palco hanno risposto con generosi bis, tra i quali un delicatissimo omaggio a Fabrizio De Andrè (con esecuzioni da brividi tra Marinella e l'indimenticabile "amore perduto" di Faber).

Un sigillo e un arrivederci. A ritrovarsi in compagnia del jazz che la città di Cilea ama e che Danilo Rea si è detto fiducioso e felice di ritrovare, sulla propria strada.



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